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Walcott: ovvero intendere Omero senza conoscere il greco

Corriere della Sera 9 dicembre 2008

Derek Walcott: i miei pescatori figli di Omero

Dino Messina

 

Mentre ci parla seduto nello studio di Saint Lucia, l’ isola dei Caraibi dov’ è nato 78 anni fa, Derek Walcott, uno dei maggiori poeti viventi, laureato con il Nobel nel 1992, guarda attraverso le finestre verso il mare. Vicino, dalla sua casa, si vede la Pidgeon Island, più lontano si scorge il profilo della Martinica. È questo il paesaggio affrescato negli ottomila esametri di Oméros, l’ opera suddivisa in sette libri e sessantaquattro capitoli («non canti» avverte Andrea Molesini nella postfazione alla sua traduzione italiana uscita da Adelphi) che a detta dei critici ha rivitalizzato il poema epico.

Già nel titolo il capolavoro di Walcott, «poema in terzine dove il verso è una sorta di pseudo-esametro», è un omaggio all’ autore dell’ Iliade e dell’ Odissea, poi i personaggi, pescatori e discendenti di schiavi, si chiamano Ettore, il tassista che ha tradito il mestiere dei padri per inseguire il nuovo dio del turismo, Achille, il pescatore che si scontra con il vecchio amico per le bellezze di Elena, cameriera mulatta dalle forme scultoree, Filottete, vecchio navigatore con una ferita inguaribile alla gamba.

Non aspettatevi tuttavia da Walcott una convenzionale difesa dei classici greci e latini, un’ analisi da professore di filologia.

«Non ho studiato a scuola né l’ Iliade né l’ Odissea, ma da ragazzo conoscevo, come tutti, i personaggi e le leggende omeriche. E da adulto ho scritto il tributo che ogni poeta occidentale deve al padre di tutti noi. Da scrittore cresciuto nell’ arcipelago caraibico le dico che l’ elemento comune con la Grecia antica è la presenza del mare. È il mare il nostro testo comune. Tutte le avventure, i pericoli, le storie di pirati qui vengono dal mare, non dalla terra. Il mare che non custodisce statue e monumenti come la terra, ma è la storia stessa».

[…]

In che senso il suo «Oméros» è un poema epico?

«Non ritengo affatto il mio Oméros un poema epico convenzionale. Non sono pretenzioso né voglio peccare di false ambizioni. Nei poemi epici tradizionali un eroe che agisce e combatte per la gloria del suo popolo. Io ho incontrato in carne ed ossa i miei personaggi per le strade di Saint Lucia: il pescatore Achille mi ha presentato a suo cugino Ettore che era sposato con Elena. La chiamavano la bella Elena dei Caraibi. Come vede, nella mia opera non c’ è alcun significato politico che è invece recondito in ogni poema epico tradizionale. Il mio poema non è soltanto un omaggio al poeta dal mare, ma al mare stesso e agli uomini che con quell’ elemento per generazioni si sono confrontati, quotidianamente. Ma il coraggio, la forza, le imprese dei miei pescatori caraibici non sono inferiori a quelle degli eroi omerici».

Di recente ha scritto una poesia in onore del presidente degli Stati Uniti Barack Obama, afroamericano come lei. In quei versi c’ è una continuità di ispirazione con la poetica di «Oméros»?

«Non v’ è dubbio che almeno in senso ideale la discendenza dei padri ci riporta tutti allo schiavismo e al continente africano. Tuttavia è sbagliato racchiudere la nostra esperienza nell’ “esilio africano”. Noi siamo caraibici, americani, è questa la nostra realtà, la nostra terra».

Anche se non si può paragonare un poema a un romanzo, quale influenza sulla sua opera ha avuto l’ «Ulisse» di James Joyce?

«Devo qualcosa a Joyce perché è il più moderno degli scrittori. La sua impresa è stata narrare l’ Odissea del giorno ordinario di una persona normale. In questo senso, sono stato molto influenzato dal grande scrittore dublinese. Ma non nello stile: la sua grande prosa non ha niente a che fare con i miei versi».

Qualche settimana fa lei ha messo in scena a Londra una versione dell’ «Antigone» di Sofocle scritta dal suo amico e un tempo collega alla Harvard university, Séamus Heaney, poeta irlandese che ha vinto il Nobel tre anni dopo di lei, nel 1995.

«Sì, mi hanno chiesto di dirigere al Globe di Londra The Burial at Thebes del mio amico Heaney musicato da Dominique Le Gendre. L’ ho fatto con piacere ambientando l’ azione ai nostri giorni e facendo vestire a Creonte i panni di un dittatore latinoamericano. Le critiche sono state negative, ma io non ci ho dato molto peso, sono soddisfatto comunque del mio lavoro».

Da Omero a Sofocle, i classici greci sono dunque una costante nel suo lavoro?

«Nient’ affatto. Vorrei qui sfatare la leggenda che è stata creata attorno al mio lavoro da quando l’ Accademia di Svezia mi ha assegnato il premio Nobel: non ho un background classico

[Ndr, da interviste precedentemente riasciate: rapporto coi classici latini e greci (“che in realtà conosco assai meno di quanto si dica. Ho fatto - e solo in traduzione - le letture indispensabili, che tutti fanno. Non conosco il greco e il mio latino non è straordinario”); cfr. anche “Josif Brodskij ha scritto in una bellissima prefazione al libro Mappa del nuovo mondo (Adelphi): “Con pari diritto Walcott avrebbe potuto sostenere di avere in sé qualcosa di greco, latino, italiano, tedesco, spagnolo, russo, francese: grazie a Omero, Lucrezio, Ovidio, Dante, Rilke, Machado, Lorca, Neruda, Achmatova… Non si può parlare di influenze: sono cellule della sua circolazione sanguigna]. ».

Più di una volta ha invece dichiarato il suo debito per Dante Alighieri. Il suo «Oméros» è un poema in terzine.

«Assieme a Omero, Dante è il padre di tutta la letteratura occidentale, inclusa la caraibica. Poi per Oméros non volevo usare uno stile vittoriano. Mi occorreva una fluidità quasi prosaica. Il mio tributo a Dante, il più chiaro fra i poeti, è nel ritmo».

 

Tra gli italiani, quali altri poeti ama?

«Sicuramente Eugenio Montale e Salvatore Quasimodo. Ma ogni scrittore viene influenzato da tutti gli autori che ha letto durante la sua vita».

*****

NB: l’intervista è stata realizzata in occasione del lancio di questa nuova iniziativa editoriale del Corriere della Sera:

Milano, 4 dicembre 2008

Ufficio Stampa RCS Quotidiani

I grandi classici greci e latini – dal 9 dicembre con il Corriere della Sera

Una collana Bur Rizzoli in 30 volumi dedicata ai capolavori dell’antichità classica in edizione rilegata.


Il Corriere della Sera per celebrare il 60° anniversario della Bur Rizzoli, porta in edicola I grandi classici greci e latini, una collana dedicata ai testi che hanno fondato la civiltà occidentale.

L’opera in 30 volumi, in edizione rilegata con sovraccoperta e segnalibro in seta, attraversa l’antichità classica dai poemi epici di Omero e Virgilio alle tragedie di Eschilo, Sofocle ed Euripide, dalle storie di Erodoto e Tucidide al romanzo di Apuleio alle lettere di Seneca e Cicerone. I volumi, tutti con testo originale a fronte, sono arricchiti da autorevoli saggi introduttivi e da apparati critici opera di studiosi contemporanei dell’epoca classica.

Le prime tre uscite sono dedicate all’epica omerica e virgiliana. L’Iliade è presentata con l’introduzione e la traduzione di Giovanni Cerri, uno dei più illustri grecisti italiani, ordinario di letteratura greca presso l’Università degli Studi di Roma, e un saggio di Wolfgang Schadewaldt, uno dei pilastri della moderna filologia classica. L’Odissea è nella versione in prosa tradotta da Maria Grazia Ciani, vincitrice del Premio Letterario Mondello nel 1991. L’Eneide, introdotta dall’insigne latinista Antonio La Penna e con la traduzione di Riccardo Scarcia, è considerata tra le migliori edizioni in commercio.

La prima uscita è in edicola in abbinamento con il Corriere della Sera il 9 dicembre al prezzo promozionale di 3,90 euro. Le uscite successive, con cadenza settimanale, sono disponibili a 7,90 euro più il prezzo del quotidiano.

La campagna pubblicitaria è declinata a mezzo stampa ed è stata realizzata dall’agenzia Pepe nymi.

Il Corriere della Sera mette a disposizione dei propri lettori un sito dedicato alle iniziative collaterali raggiungibile all’indirizzo internet www.corrierecollection.it e un servizio clienti che può essere contattato scrivendo una mail a linea.aperta@rcs.it oppure chiamando al numero 02 63 79 75 30.

Di seguito il piano dell’opera:

  • 1) Omero - Iliade
  • 2) Omero - Odissea
  • 3) Virgilio - Eneide
  • 4) Ovidio - Metamorfosi
  • 5) Seneca - Lettere a Lucilio
  • 6) Lucrezio - La natura delle cose
  • 7) Senofonte - Anabasi
  • 8) Apuleio - Le metamorfosi o l’asino d’oro
  • 9) Petronio - Satyricon
  • 10) Tacito - Storie
  • 11) Erodoto - Storie I
  • 12) Erodoto - Storie II
  • 13) Eschilo / Sofocle/Euripide - Tragedie I
  • 14) Eschilo / Sofocle/Euripide - Tragedie II
  • 15) Tucidide -Guerra del Peloponneso I
  • 16) Tucidide - Guerra del Peloponneso II
  • 17) Artemidoro - Il libro dei sogni
  • 18) Marco Aurelio - Ricordi
  • 19) Aristofane - Commedie
  • 20) Cesare - Le guerre (La guerra civile, La guerra gallica, La lunga guerra civile)
  • 21) Apollonio Rodio - Le argonautiche
  • 22) San Paolo - Lettere
  • 23) Catullo - Canti
  • 24) Cicerone - Lettere ai familiari I
  • 25) Cicerone - Lettere ai familiari II
  • 26) Ovidio - Amori e L’arte di amare
  • 27) Plinio il Giovane - Lettere
  • 28) Marziale - Epigrammi
  • 29) Plutarco - Vite parallele
  • 30) Orazio - Odi
May
23rd
Fri
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Una valutazione dell'apporto arabo alla trasmissione dell'eredità classica, "sine ira et studio"

Repubblica 23 maggio 2008


Il caso/ Un medievista contro il mito della cultura araba
Un professore tutto occidentale

Tahar Ben Jelloun

Traduzione di Elisabetta Horvat

Sylvain Gouguenheim sostiene che l´apporto dell´Islam nella trasmissione del sapere greco e latino sarebbe nullo e l´incontro tra le due civiltà impossibile

(…) La pubblicazione in Francia, nell´aprile scorso, del saggio Aristote au Mont Saint-Michel; les racines grècques de l´Europe chrétienne (Editions du Seuil) dello storico medievalista Sylvain Gouguenheim, professore all´Ecole Normale Supérieure di Lione e specialista delle crociate, ha suscitato una polemica interessante e di buon livello. Molti si sono indignati, soprattutto perché Le Monde, con un articolo di mezza pagina, ha salutato il coraggio di questo storico, elogiandolo per aver posto fine a una leggenda.


Cosa dice Sylvain Gouguenheim? In breve, a suo parere il ruolo dell´Islam nella trasmissione del sapere greco-latino all´Occidente sarebbe un mito. Non gli arabi musulmani, ma i cristiani d´Oriente avrebbero scoperto e trasmesso la filosofia greca all´Occidente. Sempre secondo l´autore, il pensiero arabo-musulmano sarebbe incapace di razionalità, in quanto bloccato dalla pressione e dalla potenza del Corano. Gouguenheim minimizza, e arriva anzi a svalutare l´importanza della produzione intellettuale degli arabi musulmani tra il IX e il XII secolo. E nella sua conclusione supera lo stesso Samuel Huntington (che ha messo sul mercato lo scontro tra civiltà) affermando l´impossibilità di un incontro tra l´Occidente cristiano e l´Islam.

Dunque, questo saggio chiude tutte le porte, e a suo modo impugna la bandiera della supremazia occidentale, come ai tempi della conquista coloniale. A tutto questo è sottesa un´ideologia che risponde al fanatismo degli islamisti con un fanatismo non meno radicale. E non è un caso se alcuni estratti di questo libro sono stati pubblicati, nove mesi prima della sua uscita in libreria, su un sito di estrema destra, “Occidentalis”, noto per il suo odio contro l´Islam e i musulmani. Questo sito ha una rubrica denominata «islamovigilance», che è una macchina da guerra contro il mondo musulmano. E non a caso il Figaro Littéraire ha tessuto l´elogio del libro, congratulandosi con l´autore e ricordando i paralleli col discorso sull´Islam del papa Benedetto XVI.


A fronte di questa negazione storica, alcuni medievalisti seri hanno risposto a Sylvain Gouguenheim. C´è chi lo ha preso in giro, come il filosofo Alain De Libera; mentre Julien Loiseau e lo spagnolo Gabriel Martinez-Gros hanno dimostrato la scarsa consistenza delle sue tesi. Vi sono stati dibattiti violenti anche su Internet. La cronaca dello scrittore Pierre Assouline, pubblicata sul suo blog, ha suscitato più di 400 commenti.

Tutti dicono che non si può comprendere Aristotele senza il suo commentatore Averroé, o si chiedono cosa sarebbe l´Occidente oggi senza Cordova e il suo apporto alla cultura universale.
Riconosciamo tutti il ruolo svolto in quest´opera di trasmissione da Giacomo da Venezia e dai monaci dell´Abbazia di Saint-Michel. Nessuno afferma che l´Europa debba tutto all´Islam.

(…)
Meglio allora leggere il libro di Juan Vernet Ce que la culture doit aux arabes d´Espagne (“Ciò che la cultura deve agli arabi di Spagna”), un libro di incontestabile serietà (pubblicato nel 1978 in Spagna e nel 1985 in Francia per i tipi di Actes-Sud Sindbad).

Qui almeno troviamo solo fatti: null´altro che storia, senza traccia di ideologia.

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