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questa riflessione sulla nascita di una nuova civiltà, si sposta dall’orchestra del Teatro greco sui gradoni dove siede il pubblico. Qui, una personalità sempre diversa del mondo civile o culturale, illuminato da un faro si alza a leggere un brano del saggista George Thomson che conclude: «Comincia il regno della giustizia» a sottolineare, con l’istituzione del primo tribunale della storia, il passaggio alla legalità, e con un rimando particolare alla Sicilia di oggi che vuole affermare la sua voglia di riscatto da ogni tipo di connivenza illegale. Un’impostazione che si fa grido civile e di speranza, da far partire da un luogo, qual è il teatro, votato al dibattito e alla pubblica riflessione dei grandi problemi collettivi etico-politici.
A sottolineare questa lettura c’è la scelta della traduzione operata da Pier Paolo Pasolini: moderna, immediata, che elude l’archeologia del testo senza rinunciare all’intensità poetica. Lo scrittore di Casarsa firmò nel ‘60 una traduzione ideologica ribattezzata “Orestiade” su commissione di Vittorio Gassman che la realizzò proprio qui a Siracusa e dove, fino ad oggi, non era più stata rappresentata.
XLIV Ciclo di Rappresentazioni Classiche al Teatro Greco di Siracusa dell’Istituto Nazionale del Dramma Antico - così Il sole 24 ore presenta l’Orestea del regista Pietro Carriglio (8 maggio - 22 giugno 2008).
Rassegna stampa completa (con recensioni, etc.) sul sito dell’ INDA.
Giova infine ricordare che l’opera di Thomson (Aeschylus and Athens) citata è del 1940 (uno “studio sulle origini sociali del dramma”; trad. it. Torino, G. Einaudi a cura di Laura Fuà, 1949); il passaggio citato è questo: “Such a case as this [NdR: quello di Oreste] can never arise again, because henceforward the criminal will be tried before a court of justice. The reign of law has begun”, in riferimento alla nascita dei tribunali ateniesi (in altri termini, sempre citando Thomson: “attraverso le peripezie di Oreste si assiste alla crescita della legge attraverso successivi stadi di evoluzione sociale”).
