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Festina lente

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Sep
25th
Fri
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Il comico, l’umorista sagace, è imprevedibile fin dall’antichità: «Aristofane attaccava pesantemente i politici con i meccanismi della comicità, immaginava addirittura le donne al potere» assicura Margherita Rubino, docente universitaria di tradizioni del teatro greco e latino che trova nei comici contemporanei la risposta a quella che definisce «una vacanza di movimento civile intervenuta tra il 2000 e il 2004. Solo Dario Fo poteva ridicolizzare con la satira Silvio Berlusconi e mettere in scena “Anomalo bicefalo”. Ci hanno salvato le battute di Paolo Rossi, Paolo Hendel, Sabina Guzzanti e Daniele Luzzati».

Del resto la Rubino, insieme a Luca Borzani e alla Fondazione di Palazzo Ducale, al sindaco Marta Vincenzi e con l’aiuto di Oliviero Ponte di Pino, Giorgio Gallione, Carlo Repetti, Savina Scerni e Maria De Barbieri ha ideato “Le forme del pensiero che ride”, festival del comico nel suo significato più ampio che si terrà per la prima volta a Genova nel maggio del 2010. La sede principale sarà Palazzo Ducale, con dislocazione di eventi e di animazione varia tra centro storico e Strada Nuova.
(…) Intorno al festival si è creata attenzione: «Fo è un amico, con Franca Rame pensa di aprire il Festival con una lezione sul riso. Da un confronto con Ovadia, invece è nato il titolo del festival al quale hanno già aderito tra gli altri Paolo Villaggio, Alessandro Bergonzoni, Giole Dix, Flavio Oreglio, e altri ne stiamo contattando». Ci sarà anche un convegno di due giorni aperto dall’intervento di Edoardo Sanguineti che darà il via ai lavori con teorici come Luciano Canfora, Luigi Allegri e Guido Paduano, autore per il Mulino di un saggio sul comico. Nei pomeriggi successivi, tra presentazioni di libri ed eventi collaterali, ci saranno lezioni sulla storia del comico, come quelle ideate da Tullio Solenghi dal titolo “Da Plauto ai giorni nostri”.

Fonte: Il Secolo XIX - 15 settembre 2009, R.Olcese

Prender nota: annuncio di “Le forme del pensiero che ride”, Genova maggio 2010 (festival del comico con annesso convegno)

Mar
16th
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Masca eris, et ridebis semper

Il riso deforme della maschera comica, quasi un rictus - proprio di chi ha il naso mozzo, secondo Hugo; proprio degli italiani di oggi, che hanno perso il “naso”, cioè la capacità di discernere e sceverare, anche tra le diverse forme d’intrattenimento comico, secondo De Rita:

Victor Hugo, L’Homme qui rit:

“C’était une liasse in-folio, reliée en parchemin mou. Il la feuilleta du pouce, s’arrêta à une page, ouvrit le livre tout grand sur le poêle, et lut:

—… De Denasatis.—C’est ici.

Et il continua:

—Bucca fissa usque ad aures, genzivis denudatis, nasoque murdridato, masca eris, et ridebis semper.

—C’est bien cela”.

(A margine di un articolo di De Rita, su Avvenire del 16/03/08, pag.17: “Siamo un popolo imborghesito che conserva - delle sue umili origini - il gusto plebeo della parolaccia su cui tutti gioiosamente, gaudiosamente, festosamente, possono concedersi la risata. La fine del percorso ci rende perciò identificati con la risata di non altissima qualità; ricordando la profezia: «Masca eris et ridebis semper», potremmo diventare maschere, magari maturando nel tempo l’idea di vivere davvero «il mondo come rappresentazione» in cui ci tocca esprimere false gioie e falsi dolori in un teatrino di meraviglie fuori corso”).