Caso-Artemidoro: ovvero il “dovere etico e politico” del filologo verso il “popolo che non intende”

La Stampa TuttoLibri 4 giugno 2011
Canfora - La meravigliosa, definitiva indagine sul papiro che filologicamente non è mai esistito
Artemidoro giù la maschera

Silvia Ronchey


Qualcuno potrebbe domandarsi perché Luciano Canfora negli ultimi cinque anni abbia profuso tanta attenzione e perfino ostinazione nello studio del cosiddetto «Papiro di Artemidoro» e nella dimostrazione della sua falsità, argomentata in libri e in una serie di articoli scientifici oltreché giornalistici.
La risposta è ovvia. Canfora ha sentito il dovere etico e politico di mettere a disposizione tutti gli strumenti del metodo critico e del mestiere di filologo per raggiungere il fine di ogni intellettuale, quasi una sorta di giuramento d’Ippocrate prestato all’intero organismo sociale: distinguere il vero dal falso e rendere questa distinzione disponibile non solo a pochi ma all’intera collettività. Spezzando, in questo caso, un muro di silenzio e di ipocrisia, e scongiurando il pericolo che il falso venisse esposto come vero ai cittadini da parte dello stato.
Era difficile. Più i suoi argomenti si moltiplicavano e con ciò mettevano in crisi l’impianto difensivo di quanti avevano promosso nel 2004 l’acquisto del cosiddetto Papiro da parte di un’onesta e meritoria fondazione bancaria per la vertiginosa somma di 2 milioni e 750 mila euro, anticipata da un importante studio di avvocato torinese - più risultavano ardui ai profani e talora perfino alla comunità degli studiosi.
Ora che per la portata delle scoperte e la tenacia delle argomentazioni la falsità del papiro è diventata communis opinio per lo più tra gli addetti ai lavori ma anche tra i profani, Canfora, coerentemente con lo spirito che fin dall’inizio ha animato la sua battaglia, ha voluto condensare tutta quell’ ampia materia in un agile resoconto conclusivo, aggiornato fino all’ultima novità, che sotto il provocatorio titolo La meravigliosa storia del falso Artemidoro mette ordinatamente ogni dato a disposizione di ogni lettore.
Nel 2006 a Torino, in occasione della mostra a Palazzo Bricherasio, per spiegare la singolare multiformità del lungo rotolo - contenente sul primo lato un testo geografico, una bizzarra mappa e delle tavole da manuale di disegno - si era avanzata una teoria secondo cui avrebbe avuto «tre vite», cioè sarebbe stato reimpiegato tre volte tra la fine del I secolo a.C. e la fine del I d.C. Canfora dimostra che non si tratta di «tre vite» ma di «tre opere», ossia di tre falsi distinti. Eseguiti nell’800 dal celebre falsario Simonidis, rimasti a lungo chiusi nel fondo a lui dedicato nel Museo di Liverpool, in seguito (dopo il 1980) da lì scomparsi, poi ricomparsi, acquisiti dal «mercante» armeno Simonian, sono poi stati accorpati in un unico grande rotolo, per renderli commercialmente più appetibili ma anche, è pensabile, per mascherare il difetto di lavorazione (forse litografica: il cosiddetto fenomeno della «scrittura impressa») per cui Simonidis doveva avere rinunciato a far circolare il suo lavoro.
Se l’autenticità del papiro è dimostrata impossibile già solo da considerazioni filologiche (macroscopica difformità stilistica del cosiddetto proemio, scritto in greco tardissimo, dalle colonne propriamente geografiche, a loro volta attinte da un autore del IV secolo d.C., Marciano), l’ascrivibilità dei tre falsi che lo compongono a Simonidis è dimostrata da una serie di influenze sia contenutistiche sia letterali derivanti da opere ottocentesche (l’ Artemidoro di Kuffner, la Geografia di Ritter) la cui conoscenza da parte di Simonidis è provata. Altrettanto lo è la dipendenza di tutte le figure del recto dalle tavole di manuali di disegno sette-ottocenteschi (Jombert, De Wit, Volpato-Morgen, Le Brun) ben noti al grande falsario.
La «radice infetta» che inquina la querelle, la volontà di occultamento e mistificazione di questi e altri elementi da parte quanto meno di chi ha venduto il papiro è peraltro dimostrata dall’allestimento di un altro falso macroscopico: la foto del cosiddetto Konvolut , ossia dell’ipotetico ammasso papiraceo da cui il «grande rotolo», insieme ad altri 150 frammenti di papiri documentari mai resi noti, dovrebbe essere stato estratto. Foto solo tardivamente esibita in risposta ai dubbi sull’autenticità e per le indagini della polizia scientifica frutto di un fotomontaggio.
La cronologia addotta dai difensori del papiro (e spesso ridefinita, così come sono mutate nel tempo le loro versioni e perfino, sembrerebbe, i contenuti materiali del rotolo) presenta incongruenze tali che la falsificazione dei dati parrebbe nota non solo al venditore del reperto. Ma non ci addentreremo qui in un argomento così delicato, così come non entreremo nel merito dei moltissimi altri dati oggettivi che Canfora ha esposto in questo libro per dimostrare che nessuna verità può essere preconfezionata e somministrata al «popolo che non intende» approfittando della difficoltà delle competenze che richiede per essere sceverata. Al contrario - anche se con molta fatica - tutto può (e deve) essere spiegato a tutti: a tutti coloro che hanno la buona volontà di capire, e di discernere la verità dal suo contrario. Una volontà che è pericolosissimo scoraggiare. Ed è questo il più schiacciante degli argomenti del libro, e il più importante motivo per leggerlo.
Un agile resoconto conclusivo, aggiornato fino all’ultima novità sul rotolo che avrebbe avuto «tre vite» La prova che nessuna verità può essere preconfezionata e inculcata al «popolo che non intende»

Luciano Canfora -LA MERAVIGLIOSA STORIA DEL FALSO ARTEMIDORO Sellerio, pp. 251, € 14

(Source: lastampa.it)

Storia avventurosa di Costantino Simonidis (“der Europa zum Narren hielt und nebenbei die Antike erfand”)

Corriere della Sera 25 marzo 2011

Elzeviro / Una biografia dell’avventuriero greco

SIMONIDIS BIFRONTE FALSARIO E PATRIOTA

di LUCIANO BOSSINA

 

Difficile fidarsi di un uomo morto due volte, due volte nato e in tre posti diversi. Eppure per scrivere una biografia del più grande falsario dell’Ottocento, il greco Costantino Simonidis, bisogna partire da documenti o Memoir formalmente pubblicati da autori terzi, ma di fatto riconducibili a lui. Autobiografie di un falsario, sotto falso nome. Altrimenti non restano che i gridi di allarme di chi lo vide all’opera, o le tarde accuse di chi gli fu complice. È tra queste ambigue testimonianze che si è dovuto districare Rudiger Schaper, direttore delle pagine culturali del berlinese «Tagesspiegel», in un libro appena uscito in Germania dal titolo accattivante: L’odissea del falsario. Storia avventurosa di Costantino Simonidis, che si prese gioco dell’Europa e s’inventò il mondo antico (Siedler, pp. 206, € 16,99).

La biografia, scritta con buona informazione e vivacità di stile, non poteva che prendere le mosse dal «papiro di Artemidoro» e dal dibattito che ha riportato alle cronache questo falsario «di creatività incoercibile», con «un piede nell’Antico e l’altro in galera», e nella cui polimorfica produzione sono ben riconoscibili i prevalenti interessi: la geografia, la pittura, la teologia e una passione tra l’antiquario e l’enigmistico per gli alfabeti antichi. Il tutto immerso in un divorante, anche se torbido, nazionalismo. Così «riscoprire», o come appunto dice Schaper, «reinventare» gli antichi geografi o capitali testi religiosi come il Vangelo secondo Matteo significa rievocare l’illustre passato di una Grecia che nel presente si è appena liberata dall’Impero Ottomano: terre greche e non turche, fede cristiana e non islamica. Senza mai venir meno alla doppiezza di chi si mette al servizio dell’ortodossia, vive tra i monaci del Monte Athos, e pure non ha ritegno di falsificare il Vangelo.

Sull’Athos e sul Sinai Schaper si è recato di persona, sviluppando per Simonidis la stessa simpatia che ha dimostrato nella biografia di un altro personaggio sfuggente, e istrionico come Alexander Moissi, l’attore austriaco di origini italo-albanesi per cui scrivevano Luigi Pirandello e Stefan Zweig (in greco attore si dice «ipocrita»). Ha tracciato così un ampio ma agile affresco, che va da Costantinopoli a Londra a Parigi a Berlino, inseguendo le tracce dei suoi fallimenti e dei suoi successi.

In ombra sono rimasti solo due grandi scenari, quello americano e quello russo, su cui invece si posseggono documenti altrettanto rivelatori quanto negletti. Innanzitutto il caso di Jonas King, l’instancabile missionario americano che sfidò la Chiesa ortodossa importando il protestantesimo in Grecia: (il «Lutero greco» è stato definito). Finché, nel luglio del 1847, l’autorevole giornale «Aion» , pubblicò a puntate documenti fin dal titolo esplosivi: Le orge. Dettagliati resoconti di un «testimone oculare» sui riti orgiastici di casa King, con donne discinte e profanazione dei sacramenti del matrimonio e del battesimo. Il popolo di Atene scese in piazza, King fu arrestato e portato a processo. La riabilitazione durò anni, mosse tribunali e diplomazie. Ma il presunto «testimone oculare» altri non era che Simonidis: Le orge una sua creazione.

Fu così che anche l’ambasciatore (e geografo) George P. Marsh cominciò a inviare informative al Senato degli Stati Uniti su questo «truffatore, impostore, falsario», «braccio operativo del partito clericale». Simonidis aveva all’attivo già vari falsi «antichi», ma è giusto credere che questa vicenda tutta politica desse per la prima volta alle cancellerie e ai servizi di intelligence un saggio della sua abilità e spregiudicatezza. Un ottimo biglietto da visita, a ben vedere, di cui bisognerà ricordarsi quando pochi anni dopo lo ritroviamo indisturbato nei salotti di Londra (furono proprio gli , inglesi i più attivi difensori, di King!) o tra Odessa e Mosca.

Qui veniamo al secondo grande scenario: quello russo. Dove più tardi Simonidis trovò protezione e appoggi, e dai cui archivi cominciano ad emergere proprio in questi giorni preziosi documenti inediti, che daranno un cospicuo contributo, anche all’ultimo caso che ha coinvolto il falsario. La ricerca prosegue.

Nel frattempo i radioascoltatori tedeschi ne hanno potuto sentire parlare anche in una recente trasmissione della Kulturradio di Berlino (città per molti motivi simbolica), al termine della quale Schaper è tornato là dove inizia il suo libro: il «papiro di Artemidoro». La domanda rivoltagli era: «Dove si possono eventualmente nascondere, oggi, altri falsi di Simonidis»?

Carnevale: esce il nuovo libro di Canfora su Artemidoro e Simonidis

Corriere della Sera 19 gennaio 2010

In libreria

II classico e il truffatore

Nella lunga discussione sull’autenticità del papiro la personalità del vero Artemidoro, grande geografo di Efeso attivo alla fine del II secolo a.C, è rimasta un po’ in ombra. L’obiettivo del saggio di Luciano Canfora in libreria da domani per Rizzoli, II viaggio di Artemidoro (pagine 350, € 18,50), è recuperare il profilo dell’uomo che per primo realizzò una vasta e dettagliata descrizione del mondo, spaziando dall’estremo Occidente all’India e all’isola di Ceylon. La sua vasta opera andò presto perduta, ma un valido e accurato compilatore vissuto al tempo di Augusto, Strabone, anche lui greco d’Asia, se ne servì e la riassunse. Il che ci permette tuttora di farci un’idea realistica di ciò che fu la grande opera di Artemidoro: tutt’altra cosa rispetto al papiro cosiddetto di Artemidoro. Nella seconda parte il libro svolge un’inchiesta sul possibile artefice del papiro, che approda in ambienti soprattutto inglesi del secondo Ottocento, al centro dei quali si muove con inquietante disinvoltura il greco Costantino Simonidis, uno dei più temuti falsari del tempo. Seguendo le sue tracce, Canfora ne ricostruisce l’«incontro» con Artemidoro, fino a recuperare una prova che si annida all’interno di una dimenticata autobiografia dello stesso Simonidis.

Il romanzo di Simonidis, falsario di talento

In attesa della prossima fatica di Luciano Canfora, dedicata all’illustre falsario, ecco un articolo di Maurizio Stefanini apparso sul Foglio del 6-1-2010, “IL FALSARIO DI TALENTO. Gesta di Simonidis, il greco del Papiro che mette zizzania (accademica e filologica)”: