Zukunftsphilologie

Paolo Nori, riprendendo un aneddoto della slavista Serena Vitale sulle attuali prospettive della filologia, nella Terza Roma (evidentemente memore dei vespasiani…):

ho trovato molto interessante il modo in cui la racconta Serena Vitale, nel recente A Mosca, a Mosca! (Mondadori); in particolare, ricordo l’episodio di un brillante laureato in filologia che sembra faccia, oggi, un mestiere strano; siccome una buona parte dei ricchi moscoviti abitano in un quartiere fuori città collegato a Mosca da una superstrada molto trafficata, questi signori che passano molto tempo della loro giornata in macchina, hanno il problema di dove fare la pipì. Allora questo brillante filologo, si è riciclato come progettista e produttore di costosi (spesso costosissimi) pissoir da viaggio (in avorio, in oro, in oro bianco, ecc.). 

(Source: paolonori.it)

Venanzio sfortunato

Sì, insomma, una sorta di fratello minore del Venanzio originale, quello “Fortunato”, la maggor gloria di Valdobbiadene, dopo il prosecco… [Venantius Honorius Clementianus «Fortunatus natus quidem in loco qui Duplabilis dicitur fuit; qui locus haud longe a Cenitense castro vel Tarvisiana distat civitate.» (Paolo Diacono, Hist. Langobardorum 2, 13)].

Sarà questa la suggestione? Mah, nel frattempo sono a segnalare questi due apologhi a tema classico, da L’accalappiacani  n° 3 [L’accalappiacani, Settemestrale di letteratura comparata al nulla, numero 3, Roma, DeriveApprodi 2009, 128 pagine, 12 euro],  pag. 88, via il blog di Paolo Nori:

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Il ritorno dello Pseudo-Venantius

Un giorno uno studente di lettere classiche andò a chiedere la tesi a un professore potente e indaffarato. Il professore, giudicando con un’occhiata che lo studente non sembrava destinato a niente di particolare nella vita, gli assegnò una tesi sullo Pseudo-Venantius. Lo studente ci rimase male, perché una tesi sullo Pseudo-Venantius non aveva mai aperto la carriera di nessuno, ma era intimorito dal professore e non obiettò. Cominciando a studiare il poco materiale a disposizione, rimase affascinato dall’abisso di oblio in cui può cadere un essere umano, questo animale dotato di memoria. Si appassionò allo Pseudo-Venantius, dedicandosi alla tesi giorno e notte. Fece viaggi lunghissimi, ricerche massacranti, collazioni di testi che avrebbero sfiancato un’abbazia di filologi. Gli anni volarono via, i genitori trapassarono, i suoi amici fecero in tempo a sposarsi e a divorziare, il professore morì d’infarto tra le braccia di una studentessa, l’università venne trasferita, i confini della nazione furono modificati, ma lo studente continuava a lavorare alla sua tesi, abbagliato dallo Pseudo-Venantius come da una luce oscura, destinata solo a lui. Finì a fare un lavoro ignobile in una città volgare, miope e solo, poverissimo e disprezzato, felice di essere morto al mondo, in compagnia del suo segreto, della sua felicità, del suo autore.

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[Ndr: Su chi fosse lo Pseudo-Venanzio, cfr. ancora lo stesso Nori, sempre da L’accalappiacani numero 3, pag. 79]

Vita e opere dello Pseudo-Venantius

Lo Pseudo-Venantius è l’autore più sconosciuto della tarda antichità. Il secolo che l’ha visto nascere è incerto, il suo borgo natale è stato raso al suolo, della sua vita non si sa niente e le sue opere, di cui non si conosce affatto il contenuto, non hanno mai interessato anima viva. Nessuno, del resto, si è mai dato la minima pena di conservarle. Gli autori medievali che lo citano si confondono sempre con qualcun altro che ha un nome che gli somiglia e gli fanno dire cose che molto probabilmente non avrebbe mai detto neanche per sbaglio. I pochi frammenti che gli si potrebbero assegnare sono stati per secoli attribuiti a quegli altri autori che hanno un nome che gli somiglia e gli studiosi di quegli altri autori non intendono cedere una virgola allo Pseudo-Venantius. Di lui non si sa cosa pensava, non si sa cosa voleva, non si sa se era felice o infelice, laico o chierico, scapolo o ammogliato, se era di tendenze suicide o se aveva un motivo qualsiasi per stare al mondo. Pare che dopo qualche giorno passato senza vederlo non lo riconoscessero nemmeno gli amici. L’unica testimonianza certa rimasta di lui è che una volta suo padre, incontrandolo sulle scale di casa, gli chiese: “E tu chi sei?”

This is a momentous occasion. The publication of the final fascicule of the Groningen edition of the scholia to Aristophanes marks the completion of the scholarly endeavours of nearly half a century, made possible by the support of the NWO (The Netherlands Organisation for the Advancement of Pure Research). The project began in 1960, under the supervision of W.J.W. Koster (until 1975) and latterly of D. Holwerda, who has seen it through to completion in the new millennium with the appearance of the scholia to the Thesmophoriazusae and Ecclesiazusae edited by Remco Regtuit.

Given that this slender, handsome volume sets the capstone upon nearly fifty years of international cooperation in the painstaking process of producing the first new critical edition of the complete scholia to Aristophanes since Dübner’s in 1842, the reader will forgive the inclusion of a brief list of the contributors and their achievements.

Part IV: The Commentaries of John Tzetzes: (1) on Plutus, ed. L. Massa Positano (1960); (2) on Clouds ed. D. Holwerda (1960); (3) on Frogs and Birds, ed. W. J. W. Koster (1962); (4) Indices (1964).

Part I: (1A) Prolegomena on Comedy, ed. W. J. W. Koster (1975); (1B) Scholia to Acharnians, ed. N. G. Wilson (1975); (2) Scholia to Knights ed. D. Mervyn Jones, N. G. Wilson (1969); (3.1) Ancient Scholia to Clouds, ed. D. Holwerda (1977); (3.2) Recent Scholia to Clouds, ed. W. J. W. Koster (1974).

Part II: (1) Scholia to Wasps, ed. W. J. W. Koster (1978); (2) Scholia to Peace, ed. D. Holwerda (1982); (3) Scholia to Birds, ed. D. Holwerda (1991); (4) Scholia to Lysistrata, ed. J. Hangard (1996).

Part III: (1a) Ancient Scholia to Frogs, ed. M. Chantry (1999); (1b) Recent Scholia to Frogs, ed. M. Chantry (2001); (2/3) Scholia to Thesmophoriazusae and Ecclesiazusae ed. R. F. Regtuit (2007); Ancient Scholia to Plutus, ed. M. Chantry (1994); (4b) Recent Scholia to Plutus, ed. M. Chantry (1996).

Postille Nacht

surripedia:

Postille Nacht loc.sost.s.f. tipica vigilia natalizia tra filologi tedeschi.

Tagli alla ricerca: giù le mani da Aristofane!

Scandaloso il declassamento del progetto di ricerca (“TEATRO GRECO ANTICO: TESTO, RAPPRESENTAZIONE, RICEZIONE”), guidato dall’Univ. di Bari e coordinato dal prof. Mastromarco, mirante, tra le altre cose, alla “traduzione e il commento di alcune delle commedie interamente conservate di Aristofane e di una porzione significativa di frammenti della commedia dorica e della commedia attica nelle sue tre fasi evolutive: archaia, mese e nea”: ma è solo la punta dell’iceberg di una serie di tagli indiscriminati alla ricerca, come ben mette in evidenza il prof. Luciano Canfora (collega barese di Mastromarco), che avanza la seguente modest proposal:

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Corriere della Sera 30 luglio 2008
Discussioni Risorse scarse e valutazioni inefficaci
MODESTA PROPOSTA PER LA RICERCA
Una commissione unica per porre fine allo scandalo del killeraggio sui progetti, protetto dall’ anonimato
Luciano Canfora

La penuria di risorse è notoriamente uno dei mali che affliggono la ricerca universitaria in Italia. È difficile porvi rimedio. L’ altro malanno, forse più grave e però rimediabile, è l’ arbitrio con cui i pochi fondi disponibili vengono talora distribuiti da commissioni giudicatrici il cui lavoro risulta parcellizzato e in nessun modo reso armonico e coerente. Ci sono poi, purtroppo, anche casi estremi: per esempio quello di alcuni «revisori» che si son dati il compito di togliere un punto qua e un punto là, nella tabella delle valutazioni, al solo fine di declassare un collega non gradito.

Nella recentissima tornata di (modesti) finanziamenti ministeriali si è prodotto qualche caso limite. Faccio un unico esempio per tutti. Un progetto intitolato «Teatro greco antico: testo, rappresentazione, ricezione» (ottimamente rappresentato e argomentato e che coinvolge ben cinque università) è stato retrocesso dalla classe A (sicuramente finanziabile) alla B (non sicuramente, e quest’ anno certamente, non finanziabile) con una risibile alchimia. Bisognava togliergli un punto e perciò gli sono stati ascritti a difetti quelli che nel giudizio medesimo venivano presentati come pregi!

Questo indisturbato killeraggio protetto dall’ anonimato è uno scandalo cui porre rimedio quanto prima. Il ministero ha tanti problemi compreso quello di contenere gli appetiti delle nuove istituzioni che si autoproclamano «eccellenti», ma il problema che qui sollevo è indilazionabile. Sempre ammesso che la ricerca universitaria non sia considerata un lusso superfluo.

È dunque necessaria una proposta. Eccola. L’ articolo undici del Regolamento vigente sui criteri operativi per la valutazione dei progetti di ricerca di interesse nazionale dispone che «per i progetti della classe A venga fornita una più specifica e approfondita motivazione generale del loro grado di eccellenza». Queste valutazioni si riducono ormai a vuote e tautologiche frasi di routine. Dunque è necessaria un’ unica commissione per ciascuna «area disciplinare». Soltanto questo potrà impedire incoerenze, contraddizioni, arbitrarie sperequazioni nei giudizi finalmente comparativi. Singoli gruppi di referees tra loro incomunicanti (che è la prassi attuale) possono solo portare a esiti scandalosi come è accaduto quest’ anno in modo particolarmente evidente e vergognoso anche a causa della scarsità di risorse.

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UPDATE: Più che il teatro, può il prosciutto, a quanto pare… Carmina non dant panem: e al companatico, ci pensano i sedicenti esperti.

Corriere della Sera 7 agosto 2008 

CALENDARIO
Ricerca sul prosciutto

Sia ben chiaro, non abbiamo che rispetto per il prosciutto crudo (anche se, per par condicio, conosciamo anche le ragioni del cotto). E perciò non abbiamo mancato di gioire quando abbiamo visto coi nostri occhi, nel sito del ministero, l’ attribuzione di oltre 90.000 euro come finanziamento della ricerca (PRIN) ad un progetto della durata, si dice, di ben due anni accademici avente come soggetto e titolo «Caratteri di idoneità e tipicità percepita nel prosciutto crudo». Certo due anni volano in un baleno, sono «più corto spazio all’ eterno che un mover di ciglia» eccetera, per dirla col sommo poeta. Dunque auguri. Ma la domanda, in un Paese che non consideri la ricerca universitaria un innocuo trastullo, è la seguente: perché mai ricerche relative agli scavi italiani ad Antinooupolis o sul teatro greco, condotte da noti ed apprezzati specialisti del ramo, siano invece rimaste al palo senza pane né companatico. Una risata seppellirà gli «esperti», gli indisturbati referees?

Luciano Canfora