<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"><channel><description>Festina lente</description><title>Schediasmata</title><generator>Tumblr (3.0; @niconarsi)</generator><link>http://niconarsi.tumblr.com/</link><item><title>Il viaggio di Artemidoro</title><description>&lt;p&gt;&lt;a id="aptureLink_AvEy1nPgqg" href="http://www.scribd.com/doc/22194959"&gt;&lt;img aptureproxy="57" height="390" width="440" src="http://placeholder.apture.com/ph/660x390_ScribdItem/" title="Il viaggio di Artemidoro"/&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><link>http://niconarsi.tumblr.com/post/234852840</link><guid>http://niconarsi.tumblr.com/post/234852840</guid><pubDate>Fri, 06 Nov 2009 11:51:04 +0100</pubDate><category>recensioni</category><category>Luciano Canfora</category><category>Papiro di Artemidoro</category></item><item><title>Exemplar vitae humanae</title><description>&lt;p&gt;&lt;a id="aptureLink_KJ7j8HdEmC" href="http://www.scribd.com/doc/22155811"&gt;&lt;img aptureproxy="57" height="390" width="440" src="http://placeholder.apture.com/ph/660x390_ScribdItem/" title="Lévi-Strauss"/&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;b&gt;Vite parallele&lt;/b&gt;, Ceronetti sulla Stampa (Claude Lévi-Strauss, &lt;i&gt;in memoriam)&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;b&gt;&lt;img src="http://media.tumblr.com/tumblr_ksn6efi34a1qz6ftd.bmp"/&gt;&lt;/b&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;b&gt;  &lt;/b&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;b&gt; &lt;/b&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;b&gt; &lt;/b&gt; &lt;/p&gt;</description><link>http://niconarsi.tumblr.com/post/233963994</link><guid>http://niconarsi.tumblr.com/post/233963994</guid><pubDate>Wed, 04 Nov 2009 16:10:00 +0100</pubDate><category>Claude Lévi-Strauss</category><category>obituaries</category></item><item><title>Stati Uniti "quarta Roma"?</title><description>&lt;p&gt;Il titolo nasce da una forzatura delle tesi di Edward Luttwak (ben noto - anche in Italia non fosse altro che per le sue &lt;a href="http://www.carmillaonline.com/archives/2003/03/000105.html"&gt;comparse a Porta a Porta&lt;/a&gt;- stratega militare statunitense,&lt;i&gt; senior associate&lt;/i&gt; presso il &lt;i&gt;Center for Strategic and International Studies&lt;/i&gt;: &lt;a href="http://www.forward.com/articles/13515/"&gt;qui&lt;/a&gt; un bel profilo della sua “doppia vita”, visto che Luttwak, anche tra l’altro in rapporto con i servizi di sicurezza italiani, ”&lt;i&gt;performs … quasi paramilitary operations — under the vague title of “consultant” — while maintaining a public image as a military historian, thinker and writer, if a frequently (and deliberately) controversial one”),&lt;/i&gt; di cui è in uscita &lt;b&gt;La grande strategia dell’impero bizantino&lt;/b&gt;, per Rizzoli, nel novembre 2009 (com’è noto, è già stato contorverso autore del “gemello” &lt;b&gt;La grande strategia dell’impero romano&lt;/b&gt;, &lt;a href="http://www.sisde.it/sito/Rivista13.nsf/0/31a241ba57af47cec1256b8f002d6bd2?OpenDocument"&gt;qui &lt;/a&gt;presentato in una rivista del SISDE…).&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Ecco un estratto del volume di prossima uscita (qui sotto, dall’ediz. orig. inglese), e, di seguito, la traduzione di un &lt;a href="http://www.foreignpolicy.com/articles/2009/10/19/take_me_back_to_constantinople"&gt;recente articolo&lt;/a&gt; in cui L. sintetizza le lezioni che l’ “impero” USA dovrebbe apprendere dal predecessore bizantino per mantenere la &lt;i&gt;Pax americana&lt;/i&gt;:&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;a id="aptureLink_2xvXXYeNvd" href="http://www.scribd.com/doc/21438377"&gt;&lt;img aptureproxy="57" height="390" width="440" src="http://placeholder.apture.com/ph/660x390_ScribdItem/" title="LUTGRA_excerpt[1]"/&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;b&gt;Il Sole 24 ore, 21 ottobre 2009&lt;/b&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;i&gt;STRATEGIE GLOBALI / Sette Lezioni del passato&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;b&gt;Bizantini? Magari lo fossimo&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;/b&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;b&gt;Edward Luttwak *&lt;/b&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;i&gt; &lt;/i&gt;&lt;i&gt;Per rimanere una grande potenza, gli Stati Uniti devono imitare l’Impero romano d’oriente, sopravvissuto per quasi un millennio a quello d’occidente&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Crisi economica, debito nazionale crescente, impegni eccessivi all’estero, non è questo il modo di gestire un impero. L’America ha bisogno di una consulenza strategica seria. E presto. Non è mai stata Roma, e adottarne le strategie – l’espansione spietata, la dominazione dei popoli stranieri, il modello spacca-ossa di guerra totale – servirebbe solo ad affrettare il suo declino. Meglio guardare all’incarnazione orientale dell’impero: Bisanzio, che per durata ha superato di otto secoli il predecessore romano. Ciò che l’America deve riscoprire oggi sono le lezioni della sua strategia globale.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Per fortuna è molto più facile imparare dai bizantini che dai romani, che non hanno lasciato quasi nessuna traccia scritta di strategia e di tattiche, ma soltanto frammenti di testi e una compilazione di seconda mano fatta da Vegezio, che di guerra e di arte del governo sapeva poco. I bizantini invece hanno scritto tutto - tecniche di persuasione, raccolta d’informazione, pensiero strategico, dottrine tattiche e metodi operativi – e chiaramente in una serie di manuali militari giunti fino a noi e in un’importante guida all’arte di governare.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Ho passato gli ultimi vent’anni a studiare questi testi per preparare un saggio sulla strategia globale di Bisanzio, e se gli Stati Uniti desiderano rimanere una grande potenza, farebbero bene a seguire queste sette lezioni.&lt;/p&gt;
&lt;ul&gt;
&lt;li&gt;1. Evitare la guerra con ogni mezzo e in ogni circostanza, ma agire sempre come se potesse iniziare in qualsiasi momento. Allenarsi intensivamente ed essere sempre pronti a dare battaglia, ma senza bramarla. Essere pronti a combattere ha per scopo primario quello di ridurre la probabilità di doverlo fare.&lt;/li&gt;
&lt;li&gt;2. Raccogliere informazioni sul nemico e la sua mentalità, e sorvegliarne l’agire incessantemente. Gli sforzi per riuscirci in qualunque modo possono anche risultare poco produttivi, ma sono raramente sprecati.&lt;/li&gt;
&lt;li&gt;3. Fare campagna con vigore, sia in offesa che in difesa, ma evitare le battaglie, soprattutto quelle su vasta scala, se non in circostanze molto favorevoli. Non pensare come i romani, per i quali la persuasione era soltanto un corollario della forza. Usare invece la minima dose possibile di forza contribuisce a persuadere chi può esserlo e danneggia chi non è ancora arrivato a tal punto.&lt;/li&gt;
&lt;li&gt;4. Sostituire la battaglia di attrito e l’occupazione dei paesi altrui con la guerra di manovra – attacchi fulminei e raid offensivi contro il nemico, seguiti da veloci ritirate. Non mirare a distruggere i nemici, i quali possono diventare gli alleati di domani. Molteplici nemici possono essere meno pericolosi di uno solo, finché è possibile convincerli ad aggredirsi l’un l’altro.&lt;/li&gt;
&lt;li&gt;5. Riuscire a porre fine alle guerre reclutando alleati per cambiare l’equilibrio del potere. La diplomazia è ancora più importante in tempo di guerra che in tempo di pace. Ignorare, sull’esempio dei bizantini, lo stupido aforisma secondo cui quando i cannoni parlano, i diplomatici tacciono. Gli alleati più utili sono quelli più prossimi al nemico, perché sanno meglio come combatterne le forze.&lt;/li&gt;
&lt;li&gt;6. Fra le vie che portano alla vittoria, la sovversione è la meno costosa, al punto che paragonata ai costi e ai rischi della battaglia, va sempre tentata, anche con i nemici all’apparenza meno riconciliabili. Ricordare che persino i fanatici religiosi possono essere comprati, come i bizantini scoprirono per primi, poiché gli zeloti dimostrano una notevole creatività nell’inventare giustificazioni religiose al tradimento della propria causa («essendo comunque inevitabile la vittoria definitiva dell’Islam…»)&lt;/li&gt;
&lt;li&gt;7. Quando diplomazia e sovversione non bastano e la lotta diventa inevitabile, usare metodi e tattiche che sfruttano le debolezze del nemico, evitare di logorare le forze combattenti, ed erodere con pazienza la forza del nemico. Questo può richiedere molto tempo. Ma non c’è fretta, perché appena un nemico cesserà di esistere, un altro ne prenderà sicuramente il posto. Tutto cambia continuamente, l’ascesa di governanti e nazioni è seguita dalla loro caduta. Solo l’impero è eterno – a condizione di non sfinirsi da sé.&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;i&gt;* Center for Strategic Studies Washington&lt;/i&gt;&lt;b&gt;&lt;br/&gt;&lt;/b&gt;&lt;i&gt;(Traduzione di Sylvie Coyaud) &lt;br/&gt;&lt;/i&gt; &lt;/li&gt;
&lt;/ul&gt;</description><link>http://niconarsi.tumblr.com/post/219888235</link><guid>http://niconarsi.tumblr.com/post/219888235</guid><pubDate>Wed, 21 Oct 2009 12:46:00 +0200</pubDate><category>Bisanzio</category><category>Luttwak</category></item><item><title>Papiro di Artemidoro: dove esporlo?</title><description>&lt;p&gt;&lt;b&gt;UPDATE 20/10/2009:&lt;/b&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;b&gt; &lt;/b&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;b&gt;&lt;b&gt; &lt;/b&gt;&lt;a id="aptureLink_JzK49AVYBg" href="http://www.scribd.com/doc/21329044"&gt;&lt;img aptureproxy="32" height="260" width="440" src="http://placeholder.apture.com/ph/660x390_ScribdItem/" title="artemidoro"/&gt;&lt;/a&gt;&lt;/b&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;b&gt;Corriere della Sera 19 ottobre 2009&lt;/b&gt;&lt;br/&gt;&lt;i&gt;Il controverso reperto è nel caveau della Compagnia di San Paolo di Torino. Forse finirà all’Archeologico&lt;/i&gt;&lt;br/&gt;&lt;b&gt;Artemidoro in cerca di un museo&lt;/b&gt;&lt;br/&gt;&lt;i&gt;L’Egizio avrebbe respinto il «papiro sospetto»: non si può esporre&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;b&gt;Pierluigi Panza&lt;/b&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;i&gt;Una ipotesi può essere quella di destinare il papiro alle collezioni delle antichità della città sabauda - Restituzioni / Una norma dello Stato egiziano prevede la restituzione delle opere uscite dal Paese dopo gli anni Settanta&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;A cinque anni esatti dall’ac­quisto, il cosiddetto &lt;b&gt;Papi­ro di Artemidoro&lt;/b&gt; non ha ancora trovato né pace né casa. La Fondazione per l’Arte della Com­pagnia di San Paolo di Torino lo acquistò nell’ottobre del 2004 co­me frammento del I secolo a.C. della «Geografia» di Artemidoro e lo espose in mostra nella primave­ra del 2006. Ma progressivamente sull’autenticità del reperto si sono addensate ombre, sino alla presen­tazione di prove della sua inauten­ticità esposte in più convegni e ar­ticoli dall’antichista &lt;b&gt;Luciano Can­fora&lt;/b&gt;, secondo il quale il papiro si deve all’abilissimo falsario greco dell’Ottocento Costantino Simoni­dis.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;br/&gt;Il reperto che, come scrisse &lt;b&gt;Maurizio Calvesi&lt;/b&gt;, resta al minimo «un documento affascinante del XIX secolo di non trascurabile inte­resse culturale», sembrava potes­se uscire dal caveau dalla Compa­gnia di San Paolo di Torino, dove è custodito, per trovare casa nel rinnovato Museo Egizio. Ma come ogni buon giallo di egittologia che si rispetti, anche qui sarebbe fini­to al centro di discussioni che avrebbero portato il consiglio di amministrazione della Fondazio­ne del museo a «non accoglierlo».&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La decisione sarebbe stata assunta in un blindato Consiglio di ammi­nistrazione della scorsa settimana e solo nei prossimi giorni si po­tranno avere ulteriori conferme e conoscere meglio i dettagli. Il con­siglio, del quale fanno parte, oltre al presidente Alain Elkann nume­rosi rappresentanti delle istituzio­ni locali, avrebbe deliberato di non accoglierlo anche sulla base del parere del Consiglio scientifi­co presieduto da &lt;b&gt;Alessandro Roc­cati&lt;/b&gt; (uno dei nostri maggiori egit­tologi) che avrebbe definito «so­spetto » il papiro. Una barriera scientifica all’accoglimento sareb­be venuta anche dalla direttrice del museo, &lt;b&gt;Elena Vassilika&lt;/b&gt;, in con­trasto per altri reperti con il «mer­cante » armeno al quale andrebbe ascritta la scoperta del papiro.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;br/&gt;Lo scenario che si apre ora, oblio a parte, è la ricerca di una di­versa collocazione, che potrebbe essere quella del Museo di antichi­tà e collezioni archeologiche di To­rino, che conserva il patrimonio delle collezioni sabaude. Ma in re­lazione a questa soluzione potreb­bero sorgere due ulteriori contro­versie. La prima resta quella del­l’autenticità: può essere esposto un reperto al centro di una simile controversia? La seconda una eventuale — se si attestasse per ul­teriori analisi una autenticità a questo punto sorprendente — &lt;b&gt;ri­chiesta di restituzione da parte del­l’Egitto&lt;/b&gt;. Una legge stabilisce che tutti i reperti usciti da quel Paese dopo il 1971 devono essere restitui­ti. E la Compagnia di San Paolo ha dichiarato che il reperto era «arri­vato alla conoscenza di una ristret­ta cerchia di esperti e poi sul mer­cato sul finire degli anni ’90 dello scorso secolo». Ma anche sulle modalità di ritrovamento del re­perto ci sarebbero interpretazioni oscure. Con i papiri, del resto, non poteva andare diversamente.&lt;/p&gt;</description><link>http://niconarsi.tumblr.com/post/217080873</link><guid>http://niconarsi.tumblr.com/post/217080873</guid><pubDate>Mon, 19 Oct 2009 13:19:00 +0200</pubDate><category>Papiro di Artemidoro</category><category>Luciano Canfora</category></item><item><title>Il Nero e il Rosso</title><description>&lt;p&gt;Sindrome di Stendhal, oggi, per &lt;b&gt;Roberto Calasso&lt;/b&gt; sul Corriere della Sera (“L’eterno ritorno del mito”): “Occorrerebbe allora chiedersi, per esempio, come mai, a differenza di ogni altra civiltà mediterranea, i Greci abbiano insistito — con stupefacente concentrazione in un breve arco di decenni — a profilare sui loro vasi migliaia e migliaia di immagini di dèi, eroi e personaggi anonimi su un fondo compatto e uniforme, prima rosso e poi nero”.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Non occorre l’acribia di Beazley per precisare, viceversa: prima nero, poi rosso :-)&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;&lt;a id="aptureLink_jctCYPjGNm" href="http://www.scribd.com/doc/20988231"&gt;&lt;img aptureproxy="75" height="260" width="440" src="http://placeholder.apture.com/ph/660x390_ScribdItem/" title="calasso_mito"/&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><link>http://niconarsi.tumblr.com/post/211885019</link><guid>http://niconarsi.tumblr.com/post/211885019</guid><pubDate>Tue, 13 Oct 2009 12:55:59 +0200</pubDate><category>Roberto Calasso</category><category>J.D.Beazley</category><category>Errata</category></item><item><title>Antisemitismo nel mondo antico: saper distinguere tra Grecia e Roma</title><description>&lt;p&gt;&lt;b&gt;Corriere della Sera 4 ottobre 2009&lt;/b&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;i&gt;L’antisemitismo cristiano ha origini pagane&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;b&gt;Ai tempi di Adriano i seguaci di Gesù disprezzarono gli ebrei per piacere ai romani&lt;/b&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;b&gt;Paolo Mieli&lt;/b&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;u&gt;La tesi&lt;/u&gt;&lt;i&gt; Lo scontro tra Roma e Gerusalemme nel I secolo d.C. avrebbe indotto alla presa di distanza dalle radici semitiche&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;u&gt;L’analisi&lt;/u&gt;&lt;i&gt; Martin Goodman ha studiato questo fenomeno ribaltando alcune considerazioni sull’antigiudaismo nell’antichità&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;u&gt;Il bilancio delle vittime&lt;/u&gt;&lt;i&gt;. La resa dei conti fu tanto spietata che, secondo le stime contenute nella «Guerra giudaica» di Giuseppe Flavio, provocò oltre un milione e centomila morti&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;i&gt;Nabucodonosor bruciò il tempio di Gerusalemme, deportò tutto il nostro popolo al completo e lo trasferì a Babilonia; avvenne così che la città restò deserta per settant’anni fino a Ciro re dei Persiani&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La &lt;a href="http://www.ibs.it/code/9788838300325/poliakov-leacuteon/storia-dell-antisemitismo.html"&gt;&lt;i&gt;Storia&lt;/i&gt;&lt;i&gt; dell’antisemitismo&lt;/i&gt;&lt;/a&gt; scritta da &lt;b&gt;Léon Poliakov&lt;/b&gt; a ridosso del processo di Norimberga e pubblicata poi negli Anni Cinquanta (in Italia da Sansoni) dedica un numero di pagine davvero limitato alla origine dei senti­menti di ostilità nei confronti degli ebrei che pure si registrano prima dell’età cristiana: «Non scopriamo nell’antichità pagana — scris­se Poliakov — quelle reazioni passionali collet­tive che in seguito renderanno la sorte degli ebrei così dura e precaria». Riconosceva, Poliakov, che si deve fare un’eccezione per la città di Alessandria, dove esisteva una grande comu­nità ebraica e i conflitti tra gli ebrei e la popola­zione greca erano «frequenti e acuti» così che dovettero registrare ripetute «esplosioni di col­lera popolare contro gli ebrei». Ma, aggiunge­va, «come regola generale l’Impero romano dell’epoca pagana non ha conosciuto l’antisemiti­smo di Stato». E con questo ridimensionava del tutto le espressioni antiebraiche che trovia­mo in abbondanza negli scritti di Diodoro Sicu­lo, Filostrato, Pompeo Trogo, Giovenale, Taci­to, Orazio, Valerio Massimo e Seneca.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Qualche decennio dopo &lt;b&gt;Peter Schäfer&lt;/b&gt; in &lt;i&gt;&lt;a href="http://www.ibs.it/code/9788843032136/sch-auml-fer-peter/giudeofobia-l-antisemitismo-nel-mondo.html"&gt;Giudeofobia. L’antisemitismo nel mondo antico&lt;/a&gt;&lt;/i&gt; (Carocci) si è soffermato — in base a un’ampia documentazione — su un’indicazione che il re greco di Siria Antioco VII ricevette dai suoi con­siglieri all’epoca dell’assedio di Gerusalemme (135 a.C.) secondo cui non ci si doveva limitare a espugnare la città ma sarebbe stato opportu­no «estirpare completamente la razza dei giu­dei ». A partire da ciò Schäfer ha sostenuto che si può parlare di antisemitismo in pieno rigo­glio «ben prima dell’avvento del cristianesi­mo ». Ne è nato un dibattito dalle evidenti im­plicazioni. E furono in molti a polemizzare — sia pure tra le righe — con Schäfer. Uno per tutti lo studioso di Oxford &lt;b&gt;Jasper Griffin&lt;/b&gt; il qua­le (&lt;a title="Their Jewish Problem (dic. 1997)" href="http://www.nybooks.com/articles/article-preview?article_id=978"&gt;recensendo Giudeofobia&lt;/a&gt; su &lt;i&gt;«La Rivista dei libri», settembre 1999&lt;/i&gt;) riconobbe che sì, anche in età precristiana «ci furono casi in cui si pro­iettarono sugli ebrei fantasie di sacrifici umani e giuramenti ratificati con sangue umano» ma, aggiunse, «sono storie rare, che si narravano anche al riguardo di altri gruppi, druidi, cristia­ni, congiurati di Catilina e non erano dunque prerogativa esclusiva degli ebrei».&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Adesso la discussione è destinata a riaprirsi per merito di un &lt;a title="Recensione di  Rome and Jerusalem: the clash of ancient civilizations (2007)" href="http://www.bu.edu/arion/Volume%2017/17.1/Gruen.html"&gt;voluminoso saggio di &lt;b&gt;Martin Goodman&lt;/b&gt;&lt;/a&gt;, la cui parte conclusiva prende in esa­me lo scontro che oppose Roma a Gerusa­lemme tra la fine del primo e l’inizio del secon­do secolo dopo Cristo. Una resa dei conti spieta­ta che, secondo le stime contenute nella Guer­ra giudaica di Giuseppe Flavio, provocò oltre un milione e centomila morti. Cifra sbalorditi­va per l’epoca. Era inevitabile, si chiede l’auto­re, l’urto tra romani e giudei che ebbe come esi­to, nel 70 d.C., quella carneficina e soprattutto la distruzione del Tempio di Gerusalemme? O quantomeno era inevitabile che quel conflitto assumesse un tratto per così dire definitivo? As­solutamente no. Anzi, la tesi di tutta la prima parte del libro di Goodman &lt;i&gt;Roma e Gerusa­lemme. Lo scontro delle civiltà antiche&lt;/i&gt;, che La­terza sta per mandare in libreria nell’impeccabi­le traduzione di Michele Sampaolo, è che quei due mondi avrebbero potuto benissimo coesi­stere come avevano fin lì coesistito: fu la lotta per il potere a Roma che provocò la catastrofe. In che senso? L’occupazione romana della re­gione si era protratta per oltre un secolo (dal 37 a.C.) senza che mai si dovessero affrontare crisi di quelle proporzioni. Dapprima per effet­to della repressione messa in atto da Erode; suc­cessivamente (dal 6 al 66 d.C.) non ci fu biso­gno neanche di quella.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Ma alla fine del regno di Nerone le cose cam­biarono. Nel maggio del 66 con un banale pre­testo — gli abitanti avevano rifiutato di andare in processione a salutare due coorti dell’impe­ratore — il procuratore romano della Giudea, Gessio Floro, scatenò le sue truppe contro il mercato superiore di Gerusalemme provocan­do in un solo giorno tremilaseicento morti, la maggior parte donne e bambini. Energica fu la reazione giudaica, che portò alla costituzione di uno Stato indipendente; anche se gli abitan­ti di Gerusalemme restarono divisi tra coloro che volevano riprendere un percorso di pace e quelli intenzionati a insistere sul terreno delle armi. La situazione, però, in quel momento era ancora recuperabile. A provocare la rottura di questo equilibrio fu, nel giugno del 68, la morte di Nerone.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Quando l’imperatore fu ucciso dal liberto Epafrodito, Tito Flavio Vespasiano, un soldato assai capace (ma niente di più) che si era distin­to vent’anni prima nella conquista della Britan­nia, colse l’occasione derivatagli dall’essere co­mandante in campo della guerra in Giudea per sfruttare la guerra stessa e con essa dare la scala­ta al potere nella capitale dell’impero sconvolta dalle divisioni per la successione tra Galba, Oto­ne e Vitellio. Vespasiano riuscì nel suo intento (69) grazie anche ai consigli di Giuseppe, un sa­cerdote gerosolimitano che, dopo aver coman­dato le truppe ribelli in Galilea, era stato cattura­to dai romani e si era messo a disposizione del futuro imperatore vaticinando per lui fin dal 67 (cioè ben prima della morte di Nerone) l’ascesa al sommo incarico. Giuseppe avrebbe poi spie­gato nei sette magnifici libri della &lt;i&gt;Guerra giudaica&lt;/i&gt; di cui si è detto all’inizio — scritti nel 70 quando il figlio di Vespasiano, Tito, distrusse la città e il Tempio — come i suoi antichi correli­gionari si erano fatti sopraffare. Nonostante le successive sollevazioni in Cirenaica e in Egitto (72) e l’ultimo tentativo di resistenza a Masada (73). E qui si arriva alla parte più interessante del libro di Goodman, dove si approfondisce quel che rese per così dire definitiva la crisi del 70.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il Tempio di Gerusalemme era già stato di­strutto seicentocinquanta anni prima, nel 586 a.C., quando la città era stata conquistata dai babilonesi di Nabucodonosor e gli ebrei erano stati mandati in esilio. Ma nel 539 l’impero ba­bilonese era stato travolto a sua volta dal re per­siano Ciro che aveva consentito ai giudei di rientrare a Gerusalemme e riedificare il Tem­pio. E adesso nel 70 i loro discendenti pensava­no che la storia potesse ripetersi. Aspettavano la comparsa sulla scena di un «nuovo Ciro» in grado di sgominare i romani come l’imperato­re persiano aveva fatto con i babilonesi. Per qualche tempo si pensò che il nuovo Ciro po­tesse essere addirittura un redivivo Nerone. Si è soffermato su questa circostanza &lt;b&gt;Giulio Firpo&lt;/b&gt; in un gran bel libro — &lt;i&gt;&lt;a href="http://www.ibs.it/code/9788842058458/firpo-giulio/rivolte-giudaiche.html"&gt;Le rivolte giudaiche&lt;/a&gt;&lt;/i&gt; (Laterza) — nel quale racconta di come in quel periodo avessero cominciato a circolare a Ro­ma strane voci secondo cui Nerone non era morto e anzi stava apprestandosi a tornare dall’Oriente per riprendere il potere; in seguito tre personaggi cercarono di accreditarsi come Nerone, in Grecia, in Asia Minore e in Mesopo­tamia. Riferimenti a queste notizie sono rin­tracciabili in un testo di oltre dieci anni dopo la distruzione del Tempio, gli &lt;i&gt;&lt;i&gt;Oracoli sibillini giudaici&lt;/i&gt;&lt;a id="aptureLink_oc5ILYLeGW" href="http://www.scribd.com/doc/20623473"&gt;&lt;img aptureproxy="34" height="260" width="440" src="http://placeholder.apture.com/ph/660x390_ScribdItem/" title="PINCHERLE A  Gli oracoli sibillini giudaici Laterza 1922"/&gt;&lt;/a&gt;&lt;/i&gt;, dove l’annunciato e imminente ritor­no di Nerone dalle regioni al di là dell’Eufrate o dalla provincia d’Asia viene finalizzato all’ab­battimento della potenza romana; «nella pro­spettiva giudaica — scrive Firpo — la figura di Nerone redivivo assumeva involontariamente un ruolo positivo, quello cioè di vendicatore in­consapevole delle offese arrecate dai romani al popolo giudaico, dal momento che, colpendo i propri connazionali, Nerone li avrebbe puniti anche per aver distrutto il tempio e perseguita­to Israele». Il che ci dice molto della radicale ostilità nei confronti di Roma che in quel perio­do andò formandosi in ambito giudaico.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Roma non fu da meno. Tra l’era di Vespasia­no (regnò dal 69 al 79), gli anni di suo figlio Tito (79-81) e quelli del loro erede Domiziano (81-96), i tre imperatori Flavii, per i giudei furo­no tempi tragici. I Flavii erano in costante ri­cerca di una conferma della loro legittimità nella «grande vittoria» contro quel popolo e nella enfatizzazione del rischio di trovar­selo nuovamente nemico sul campo di bat­taglia. «La necessità dell’imperatore di ma­nipolare la sua immagine pubblica per assi­curare il sostegno al suo regime», sostiene Goodman, va individuata come la causa prin­cipale del particolare «maltrattamento dei giu­dei » durato oltre due decenni. Così Roma non concesse agli ebrei quel che aveva sempre per­messo ai suoi sudditi di religione diversa: co­struire o, in caso di distruzione, ricostruire i lo­ro santuari. Il Tempio di Gerusalemme non sa­rebbe più stato riedificato. Domiziano, il più ti­rannico di questi tre imperatori (fu ai suoi tem­pi che Quintiliano definì i giudei una «nazione funesta»), mise addirittura a morte il console Flavio Clemente, accusandolo di essersi «lascia­to trasportare verso le usanze giudaiche». Poi, quando Domiziano fu ucciso nel settembre del 96 e il suo successore, l’anziano aristocratico Marco Cocceio Nerva, fece abbattere la statue e abradere le iscrizioni dedicate all’ultimo dei Flavii, i giudei sperarono che fossero finiti i tempi della persecuzione e si prospettasse un’età del­la tolleranza. Ma già nell’autunno del 97 la guar­dia pretoriana si ammutinò, chiedendo che fos­sero mandati a morte gli assassini di Domizia­no e, dalla lotta per il potere che ne seguì, uscì vincitore Marco Ulpio Traiano. E furo­no ancora lutti. Il nuovo imperatore aveva un padre che si era guadagnato lustro (as­sai modesto per la verità) nella guerra contro i giudei: «Era dunque interesse di Traiano che la visione flavia della guer­ra giudaica come un grande trionfo di Roma e dei giudei come i naturali nemici dello Stato romano venisse tranquilla­mente ripresa», scrive Goodman. E a questo punto si riaccese il conflitto.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Tra il 115 e il 116 ci fu una grande in­surrezione giudaica contro i romani ed è lì che cominciano a diffondersi giudizi demonizzanti nei loro con­fronti: riferisce Cassio Dione che i giudei «mangiavano la carne delle loro vittime, si facevano delle ten­de con i loro intestini, si aspergevano con il loro sangue e indossavano la loro pelle come vesti­ti… li segavano in due, dalla testa in giù… li dava­no in pasto alle bestie feroci». È in margine a questo conflitto che nei documenti romani co­mincia a comparire l’espressione «empi giu­dei ». Traiano morì nell’agosto del 117, mentre era impegnato in una campagna militare in Me­sopotamia, e la decisione del suo successore, Adriano, di ritirare le truppe proprio da quella regione fu interpretata dai giudei come l’apertu­ra di uno spiraglio. In realtà si trattava di una scelta tattica e presto Adriano riprese una politi­ca di ostilità contro i giudei che era diventata or­mai usuale. Si spinse a proibire la circoncisione e questo provocò l’ultima grande rivolta giudai­ca tra il 132 e il 135, guidata da Shimon bar Kosiba. Adriano in persona assunse il comando del­le operazioni militari per fronteggiare quella ri­volta, lo spargimento di sangue fu spaventoso, Gerusalemme cessò di esistere (si chiamò Aelia Capitolina) e il nome dell’intera provincia fu cambiato in Syria Palaestina. Che una provincia cambiasse nome per ragioni amministrative non era insolito, nota Goodman, mai invece era accaduto che il cambiamento fosse deciso come punizione dei nativi per la loro ribellione, né in Pannonia, né in Germania, né in Britannia, «so­lo i giudei cessarono di avere una patria a causa di quello che avevano fatto». Lo stesso Poliakov del resto aveva riconosciuto che gli editti antie­braici promulgati da Adriano nel 135 e ripresi dal successore Antonino tre anni dopo vanno considerati come una «eccezione» a quel discor­so sull’assenza di tracce di antisemitismo nell’an­tichità pagana di cui s’è detto all’inizio. E sulla base di questa ricostruzione Goodman può spin­gersi a definire la comparsa dell’antisemitismo cristiano come un «sottoprodotto dell’ostilità di Roma nei confronti dei Giu­dei».&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;In seguito, sostiene Goodman, per guadagnare credibili­tà nel mondo romano i cristia­ni avvertirono la necessità non soltanto di negare la loro ascen­denza ebraica ma di attaccare il giudaismo nel suo insieme: «Sarebbe stato del tutto possibile per i primi cristiani mantenere una visione del giudaismo come un’altra, più an­tica, relazione con Dio, come avevano fatto a vol­te Paolo e come è diventato più comune tra i mo­derni teologi cristiani; ma se volevano difendere la propria buona fama e cercare convertiti in un mondo romano in cui, dopo il 70, il nome degli ebrei suscitava disprezzo, era più facile per i cri­stiani unirsi all’attacco e concordare con i paga­ni che la sconfitta dei giudei e la distruzione del Tempio dovevano essere celebrati come espres­sione della volontà di Dio». In altre parole, l’anti­semitismo cristiano fu, se non un «sottoprodot­to », una conseguenza di quello dell’età pagana. Che è, se non da ristudiare, quantomeno da ap­profondire.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;u&gt;Ragioni storiche, conflitti teologici: il dibattito tra gli studiosi&lt;/u&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;S’intitola &lt;i&gt;Roma e Gerusalemme. Lo scontro delle civiltà antiche&lt;/i&gt; (traduzione di Michele Sampaolo, Laterza, pp. 752, € 35) il libro di Martin Goodman, storico inglese e docente a Oxford, che sarà in libreria dal 15 ottobre. Esso riapre la discussione sulle radici precristiane dell’odio antiebraico, appena sondate da Léon Poliakov nel primo volume della sua classica e ponderosa &lt;i&gt;Storia dell’antisemitismo&lt;/i&gt; (Sansoni) e invece ampiamente trattate da Peter Schäfer, uno studioso tedesco che insegna all’università americana di Princeton, nel saggio &lt;i&gt;Giudeofobia. L’antisemitismo nel mondo antico&lt;/i&gt; (Carocci). Le tesi di Schäfer, che attribuisce grande rilievo all’antisemitismo pagano, sono state criticate da Jasper Griffin, docente di Letteratura classica a Oxford, mentre la vicenda delle ripetute sommosse degli ebrei contro il dominio dei regni ellenistici e dell’impero romano è sintetizzata nel saggio di Giulio Firpo &lt;i&gt;Le rivolte giudaiche&lt;/i&gt; (Laterza). Inoltre in Italia è appena uscito il volume &lt;i&gt;&lt;a href="http://www.ibs.it/code/9788883343780/zzz1k1456/radici-storiche-dell-antisemitismo-nuove.html"&gt;Le radici storiche dell’antisemitismo&lt;/a&gt;&lt;/i&gt; (Viella editore, pp. 288, € 30), curato da &lt;b&gt;Marina Caffiero&lt;/b&gt; (docente di Storia moderna alla Sapienza di Roma), che raccoglie gli atti di un convegno tenuto nel dicembre del 2007.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;********&lt;/p&gt;
&lt;h5&gt;&lt;i&gt;Corriere della Sera 22 maggio 1999&lt;/i&gt;&lt;/h5&gt;
&lt;h5&gt;CORSI &amp; RICORSI. Un saggio dello storico Peter Schafer ricostruisce le origini dell’ antisemitismo. Risalendo ai grandi scrittori latini: da Marziale a Cicerone&lt;/h5&gt;
&lt;h5&gt;ROMA. La crociata contro gli ebrei&lt;/h5&gt;
&lt;p&gt;&lt;i&gt;La “giudeofobia” dei primi cristiani fu ereditata dai comportamenti tipici dell’ Impero &lt;/i&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;b&gt;&lt;i&gt;Luciano Canfora &lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;“Ebrei e comunisti” era, nei vent’ anni tra prima e seconda guerra mondiale, il binomio negativo per eccellenza: nella concezione, beninteso, delle varie destre e soprattutto nell’ ottuso reazionarismo diffuso, che non ha sempre una precisa etichetta partitica. Ebreo era Marx, ebrea e polacca Rosa Luxemburg, ebreo Trockij e, con lui, tantissimi dello “stato maggiore” bolscevico. Nella Germania sconfitta nel ’ 18 e incattivita da Versailles, divisa spiritualmente (anziche’ riconciliata) dalla Costituzione weimariana, quel binomio negativo divenne deleterio senso comune ed ebbe gli sbocchi che tutti conosciamo. L’ antisemitismo tedesco aveva remote origini: e fu terreno fertile per chi intendeva alimentare e rinfocolare l’ odio antiebraico quando l’ impero crollo’ . E fu inventata la “leggenda della pugnalata alle spalle” (&lt;i&gt;Dolchstosslegende&lt;/i&gt;) e si addebito’ al radicalismo di sinistra sfociato nella rivoluzione, prima a Pietroburgo poi a Berlino, la vera causa della sconfitta. Se i capi di quelle rivoluzioni erano ebrei, tutto quadrava. E quel binomio diventava, in modo formulare, il bersaglio prediletto. Razzismo e odio politico e di classe si intrecciavano.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Un precedente di questa storia che ha occupato tanta parte del nostro secolo e’ nell’ atteggiamento dell’ impero romano verso la piccola ma irriducibile realta’ ebraica, inglobata nell’ impero quando Pompeo, il “costruttore dell’ impero”, occupo’ la Siria e la Palestina ponendo fine all’ antico regno seleucide (67 / 66 a.C.). Nei secoli lungo i quali si sviluppa la conflittuale storia dei rapporti tra Roma e gli Ebrei, la violenza dei dominatori si abbatte ripetutamente sulla piccola comunita’ . Questa ricorre ripetutamente alla insurrezione armata, ogni volta conclusa in un bagno di sangue. Al tempo di Tito “delizia del genere umano” (cosi’ definito dall’ adulazione servile) e violatore del Tempio e massacratore dei ribelli. Al tempo di Adriano, peraltro fine e molle letterato. Come, del resto, si sa si e’ organizzato scientificamente l’ olocausto anche da parte di gente che apprezzava Bach. Anche nel caso dell’ impero romano, fastidio, o meglio repugnanza “razzistica” e irritazione politica per quella minoranza non assimilabile si sono alimentati a vicenda. Ne e’ prova il diffuso tono di scherno e disprezzo verso gli Ebrei in autori latini eminenti, da Marziale a Giovenale a Tacito, per non parlare di Orazio e dello stesso Cicerone nell’ orazione &lt;i&gt;Pro Flacco&lt;/i&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Questo atteggiamento si e’ rinsaldato enormemente con la cristianizzazione dell’ impero. Basti pensare che gia’ all’ indomani dell’ editto di tolleranza di Costantino incominciano i provvedimenti anti - ebraici; e che, per reazione, un imperatore come Giuliano “l’ apostata”, che cerca di disfare l’ opera pro - cristiana della dinastia costantiniana, muta, conseguentemente, atteggiamento (al di la’ delle sue personali idiosincrasie) verso gli Ebrei. E’ ben vero che il cristianesimo organizzato in chiesa ha dato un potente impulso alla “giudeofobia” (per usare il termine che fa da titolo al recente saggio di Peter Schafer). Ma e’ altrettanto vero che, come in altri campi, anche in questo il cristianesimo divenuto chiesa (e dunque Stato nello Stato) ha ereditato molto dei comportamenti e degli atteggiamenti dell’ Impero col quale stava via via identificandosi e mescolandosi inestricabilmente.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La &lt;a id="aptureLink_8ke2amaGAU" href="http://ia360611.us.archive.org/3/items/jewsunderromanr01morrgoog/jewsunderromanr01morrgoog.pdf"&gt;storia degli Ebrei sotto la dominazione romana &lt;/a&gt; e’ stata variamente raccontata. Prima della prima guerra mondiale l’ editore Bocca pubblico’ un grosso libro di &lt;b&gt;Morrison&lt;/b&gt;, recante appunto quel titolo: nelle pagine finali, l’ autore - che ha il merito di un’ accurata raccolta di dati - non esita ad accusare gli Ebrei di razzismo ed isolazionismo, e scioglie un inno all’ universalismo cristiano. &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;E’ il tono di tanta pubblicistica di cui conosciamo gli effetti nefasti. Negli anni Settanta di questo secolo, un grande studioso, &lt;b&gt;Stern&lt;/b&gt;, ha pubblicato una eccellente raccolta, a Gerusalemme: &lt;i&gt;Greek and Latin Authors on Jews and Judaism&lt;/i&gt;. E’ questa la base documentaria per ogni indagine sulla “giudeofobia” nel mondo ellenistico - romano. Anche Schafer, in questo recentissimo saggio, non puo’ che far capo ai dati raccolti da Stern. Vent’ anni prima di Stern, &lt;b&gt;Poliakov&lt;/b&gt; aveva intrapreso a Parigi la sua &lt;i&gt;Histoire de l’ antisemitisme&lt;/i&gt; (&lt;i&gt;volume I: Du Christ aux Juifs de cour&lt;/i&gt;). Non a caso Poliakov incominciava dal cristianesimo delle origini: quella scansione era anche una diagnosi. Significava che di antisemitismo poteva cominciare a parlarsi essenzialmente a partire da quel momento. Un motivo che ritorna nell’ &lt;i&gt;Odio antico&lt;/i&gt; di &lt;b&gt;Cesare Mannucci&lt;/b&gt; (Mondadori 1993).&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Una tale periodizzazione finiva col lasciare in ombra un altro momento significativo: quello della ellenizzazione forzata degli Ebrei sotto Antioco IV Epifane (175 - 164 a.C.). I libri anticotestamentari dei Maccabei narrano appunto di quella aspra vicenda. La retrodatazione del fenomeno dunque si impone. Ma quanto indietro si dovra’ risalire? Ed e’ sempre un medesimo fenomeno quello che viene alla luce o si tratta di tensioni che hanno differenti origini? Il libro di Schafer tende a retrodatare di molto la “giudeofobia”. Cio’ si avverte sia nel capitolo intitolato Elefantina riguardante lo scoppio anti - ebraico in quella localita’ dell’ Egitto meridionale (410 a.C.), sia nel capitolo successivo intitolato Alessandria. Non a caso Schafer si pone sotto il segno della frase di &lt;b&gt;Mommsen&lt;/b&gt;: “L’ ostilita’ e la persecuzione nei confronti degli Ebrei sono antiche come la diaspora stessa” (nel quinto volume della &lt;i&gt;Storia di Roma&lt;/i&gt;, scritto pochi anni dopo lo “scontro sull’ antisemitismo” che aveva visto Mommsen contrapporsi all’ antigiudaismo del collega berlinese Von Treitschke). Credo pero’ che la ricostruzione di Schafer risulti, in questo disegno che la sorregge, troppo unilineare. Interpreta troppo alla lettera la frase di Mommsen. Cosi’ ad esempio il secolo di buon vicinato che precede, ad Elefantina, l’ esplosione del 410, svanisce quasi nel nulla. E cosi’ anche le notizie di Giuseppe Flavio, nell’ opuscolo polemico &lt;i&gt;Contro Apione&lt;/i&gt;, relative alla protezione che Alessandro Magno accordo’ agli Ebrei, installandoli nel quartiere immediatamente adiacente al palazzo reale, vengono a torto presentate in forma dubbiosa. In questo modo si perde nozione della diversita’ tra i comportamenti e gli atteggiamenti, molto vari e differenziati, vigenti, nei confronti degli Ebrei, in area ellenistica e il ben diverso atteggiamento compattamente ostile (fatta eccezione per Giulio Cesare) vigente nel mondo romano, e poi cristiano. Da questo punto di vista e’ preferibile far capo, se si cerca di capire il rapporto tra Greci ed Ebrei, al saggio di Momigliano intitolato &lt;i&gt;Ebrei e Greci&lt;/i&gt;, posto al principio della raccolta &lt;a href="http://www.ibs.it/code/9788806599270/momigliano-arnaldo/pagine-ebraiche.html"&gt;Pagine ebraiche (Einaudi 1987&lt;/a&gt;). Si e’ detto prima dell’ “eccezione” rappresentata da Cesare. E’ sintomatico come l’ apporto decisivo del contingente ebraico comandato da Antipatro e Ircano, nel 47 a.C., alla salvezza di Cesare, assediato nel palazzo reale di Alessandria, sia occultato da una fonte vicina a Cesare (il cosiddetto &lt;i&gt;Bellum Alexandrinum&lt;/i&gt;). Quel che sappiamo su quella vicenda lo sappiamo da Giuseppe Flavio, il quale pubblica in proposito una massa di documenti. E lo ricaviamo anche dalla vita di Cesare di Svetonio, dove si racconta del compianto schietto per Cesare ucciso, manifestato per giorni e giorni dalla comunita’ ebraica di Roma. Sapevano di aver perso un amico grandissimo.&lt;/p&gt;</description><link>http://niconarsi.tumblr.com/post/204992656</link><guid>http://niconarsi.tumblr.com/post/204992656</guid><pubDate>Sun, 04 Oct 2009 13:42:00 +0200</pubDate><category>recensioni</category><category>Martin Goodman</category><category>Peter Schäfer</category></item><item><title>Ancora su Berlusconi "Augustolo"</title><description>&lt;p&gt;&lt;a id="aptureLink_YJSTaVMXCj" href="http://www.scribd.com/doc/20307691"&gt;&lt;img aptureproxy="57" height="260" width="440" src="http://placeholder.apture.com/ph/660x390_ScribdItem/" title="Berlusconi e Augusto"/&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;b&gt;Berlusconismo sous rature /2&lt;/b&gt; (&lt;i&gt;topos&lt;/i&gt;: “Berlusconi-Augusto”): &lt;b&gt;Siegmund Ginzberg&lt;/b&gt; “Quando la maldicenza trattava Augusto come un Papi qualsiasi”, &lt;i&gt;Il Foglio&lt;/i&gt;, 5 settembre 2009 (&lt;i&gt;d’après &lt;/i&gt;Svetonio, per il &lt;i&gt;Festivaletteratura &lt;/i&gt;di Mantova)&lt;/p&gt;</description><link>http://niconarsi.tumblr.com/post/199008329</link><guid>http://niconarsi.tumblr.com/post/199008329</guid><pubDate>Mon, 28 Sep 2009 10:50:00 +0200</pubDate><category>Classico &amp;amp; Moderno</category></item><item><title>"Il comico, l’umorista sagace, è imprevedibile fin dall’antichità: «Aristofane attaccava pesantemente..."</title><description>“&lt;p&gt;Il comico, l’umorista sagace, è imprevedibile fin dall’antichità: «Aristofane attaccava pesantemente i politici con i meccanismi della comicità, immaginava addirittura le donne al potere» assicura Margherita Rubino, docente universitaria di tradizioni del teatro greco e latino che trova nei comici contemporanei la risposta a quella che definisce «una vacanza di movimento civile intervenuta tra il 2000 e il 2004. Solo Dario Fo poteva ridicolizzare con la satira Silvio Berlusconi e mettere in scena “Anomalo bicefalo”. Ci hanno salvato le battute di Paolo Rossi, Paolo Hendel, Sabina Guzzanti e Daniele Luzzati».&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Del resto la Rubino, insieme a Luca Borzani e alla Fondazione di Palazzo Ducale, al sindaco Marta Vincenzi e con l’aiuto di Oliviero Ponte di Pino, Giorgio Gallione, Carlo Repetti, Savina Scerni e Maria De Barbieri ha ideato &lt;u&gt;“Le forme del pensiero che ride”&lt;/u&gt;, festival del comico nel suo significato più ampio che si terrà per la prima volta a Genova nel maggio del 2010. La sede principale sarà Palazzo Ducale, con dislocazione di eventi e di animazione varia tra centro storico e Strada Nuova. &lt;br/&gt;
(…) Intorno al festival si è creata attenzione: «Fo è un amico, con Franca Rame pensa di aprire il Festival con una lezione sul riso. Da un confronto con Ovadia, invece è nato il titolo del festival al quale hanno già aderito tra gli altri Paolo Villaggio, Alessandro Bergonzoni, Giole Dix, Flavio Oreglio, e altri ne stiamo contattando». Ci sarà anche un convegno di due giorni aperto dall’intervento di Edoardo Sanguineti che darà il via ai lavori con &lt;u&gt;teorici come Luciano Canfora, Luigi Allegri e Guido Paduano, autore per il Mulino di un saggio sul comico&lt;/u&gt;. Nei pomeriggi successivi, tra presentazioni di libri ed eventi collaterali, ci saranno lezioni sulla storia del comico, come quelle ideate da Tullio Solenghi dal titolo “Da Plauto ai giorni nostri”.&lt;/p&gt;”&lt;br/&gt;&lt;br/&gt; - &lt;em&gt;&lt;p&gt;&lt;b&gt;Fonte:&lt;/b&gt; &lt;i&gt;Il Secolo XIX&lt;/i&gt; - 15 settembre 2009, R.Olcese&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Prender nota: annuncio di “&lt;i&gt;Le forme del pensiero che ride&lt;/i&gt;”, Genova maggio 2010 (festival del comico con annesso convegno)&lt;/p&gt;&lt;/em&gt;</description><link>http://niconarsi.tumblr.com/post/196758258</link><guid>http://niconarsi.tumblr.com/post/196758258</guid><pubDate>Fri, 25 Sep 2009 20:00:58 +0200</pubDate><category>Eventi</category><category>Classico &amp;amp; Moderno</category></item><item><title>Papiro di Artemidoro: il ritratto del falsario?</title><description>&lt;a href="http://evangelicaltextualcriticism.blogspot.com/2009/09/artemidorus-papyrus.html"&gt;Papiro di Artemidoro: il ritratto del falsario?&lt;/a&gt;: &lt;p&gt;A proposito della recensione apparsa su &lt;a href="http://journals.cambridge.org/action/displayAbstract?fromPage=online&amp;aid=6162172&amp;fulltextType=BR&amp;fileId=S0009840X09000377"&gt;&lt;span&gt;The Classical Review&lt;/span&gt;&lt;/a&gt; (59.2, 2009, 403-410) ad opera di &lt;a href="http://www-personal.umich.edu/~rjanko/janko.html"&gt;Richard Janko&lt;/a&gt; sull’ormai annosa &lt;i&gt;querelle&lt;/i&gt; riguardante l’autenticità del Papiro di Artemidoro.&lt;/p&gt;&#13;
&lt;p&gt;Cito dal blog segnalato:&lt;/p&gt;&#13;
&lt;p&gt;“Janko shows that the portrait of Matthew on the frontespiece to Simonides 1861 book, which is basically a self-portrait by Simonides (&lt;span&gt;Facsimiles of certain portions of the Gospel of St. Matthew, and of the Epistles of Ss. James &amp; Jude, written on papyrus in the first century, and preserved in the Egyptian museum of Joseph Mayer&lt;/span&gt;) appears as a sketch in the Artemidorus Papyrus”&lt;/p&gt; 
&lt;b&gt;UPDATE&lt;/b&gt;: ecco l’articolo:
&lt;a title='View Classical Review "The Artemidorus Papyrus" - Richard Janko  on Scribd' href="http://www.scribd.com/doc/20842686/Classical-Review-The-Artemidorus-Papyrus-Richard-Janko"&gt;Classical Review “The Artemidorus Papyrus” - Richard Janko &lt;/a&gt; &lt;object codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=9,0,0,0" id="doc_110182493618318" name="doc_110182493618318" classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" align="middle" height="500" width="450"&gt;		&lt;param name="movie" value="http://d1.scribdassets.com/ScribdViewer.swf?document_id=20842686&amp;access_key=key-205gle9j54kx7rj5e2ab&amp;page=1&amp;version=1&amp;viewMode=list"&gt;
&lt;param name="quality" value="high"&gt;
&lt;param name="play" value="true"&gt;
&lt;param name="loop" value="true"&gt;
&lt;param name="scale" value="showall"&gt;
&lt;param name="wmode" value="opaque"&gt;
&lt;param name="devicefont" value="false"&gt;
&lt;param name="bgcolor" value="#ffffff"&gt;
&lt;param name="menu" value="true"&gt;
&lt;param name="allowFullScreen" value="true"&gt;
&lt;param name="allowScriptAccess" value="always"&gt;
&lt;param name="salign" value=""&gt;
&lt;param name="mode" value="list"&gt;
&lt;embed src="http://d1.scribdassets.com/ScribdViewer.swf?document_id=20842686&amp;access_key=key-205gle9j54kx7rj5e2ab&amp;page=1&amp;version=1&amp;viewMode=list" quality="high" pluginspage="http://www.macromedia.com/go/getflashplayer" play="true" loop="true" scale="showall" wmode="opaque" devicefont="false" name="doc_110182493618318_object" menu="true" allowfullscreen="true" allowscriptaccess="always" salign="" type="application/x-shockwave-flash" align="middle" mode="list" height="500" width="450"&gt;&lt;/embed&gt;&lt;/object&gt;</description><link>http://niconarsi.tumblr.com/post/194040036</link><guid>http://niconarsi.tumblr.com/post/194040036</guid><pubDate>Tue, 22 Sep 2009 11:29:00 +0200</pubDate><category>Papiro di Artemidoro</category><category>Luciano Canfora</category><category>Richard Janko</category></item><item><title>Il pulp? Lo si capisce con Aristotele (Mendelsohn dixit)</title><description>&lt;p&gt;&lt;a style="margin: 0pt auto; padding: 0px 6px; text-align: center; display: block;" id="aptureLink_UVusMOMKXF" href="http://www.scribd.com/doc/20023147"&gt;&lt;img title="Mendelsohn_Eschilo_punto vista" src="http://placeholder.apture.com/ph/660x390_ScribdItem/" style="border: 0px none;" width="440px" height="260px"/&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;b&gt;Siamo a cavallo dell’11 settembre. Cosa pensa dei romanzi che ne hanno parlato, da «Follie di Brooklyn» di Auster a «Molto forte incredibilmente vicino» di Safran Foer a «L’uomo che cade» di DeLillo? Cinque, sei, sette anni sono abbastanza per fare narrazione di questa tragedia?&lt;/b&gt;&lt;br/&gt;«Eschilo ha scritto &lt;i&gt;I persiani&lt;/i&gt; 8 anni dopo la sconfitta greca [&lt;i&gt;NdR&lt;/i&gt;: ovviamente, vittoria, a Salamina]. Come spiego nelle pagine che dedico ai due film, &lt;i&gt;United 93&lt;/i&gt; di Greengrass e &lt;i&gt;World Trade Center&lt;/i&gt; di Stone, ho visto coi miei occhi gli avvenimenti di quella mattina. Proprio scrivendo questo saggio mi sono reso conto che non sono pronto ad affrontare l’arte che se ne occupa. I sentimenti non me lo permettono. Ho scritto su quei due film perché lo ritenevo importante politicamente. Se tutto quello che questi cineasti sanno raccontarci è l’eroismo di cittadini e vigili del fuoco, non hanno capito niente. La domanda è: perché ci odiano tanto? Una questione di punto di vista, come Eschilo insegna.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;b&gt;Daniel Mendelsohn&lt;/b&gt;, &lt;i&gt;L’Unità 13 settembre 2009&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;a style="margin: 0pt auto; padding: 0px 6px; text-align: center; display: block;" id="aptureLink_2pwvyKeiDV" href="http://www.ibs.it/code/9788854503724/mendelsohn-daniel/bellezza-e-fragilit-agrave.html"&gt;&lt;img title="Bellezza e fragilità - Mendelsohn Daniel - Libro" src="http://placeholder.apture.com/ph/400x270_WebClip/" style="border: 0px none;" width="400px" height="270px"/&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><link>http://niconarsi.tumblr.com/post/193595370</link><guid>http://niconarsi.tumblr.com/post/193595370</guid><pubDate>Tue, 15 Sep 2009 22:00:00 +0200</pubDate><category>recensioni</category><category>Daniel Mendelsohn</category></item><item><title>The Oxford Handbook of Hellenic Studies 
Segnalo, in...</title><description>&lt;img src="http://20.media.tumblr.com/tumblr_kp8fd4XSSj1qz6ftdo1_400.jpg"/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;p&gt;&lt;a aptureproxy="31" href="http://www.amazon.co.uk/gp/product/0199286140" id="aptureLink_EXJaIRTVIj"&gt;The Oxford Handbook of Hellenic Studies&lt;/a&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Segnalo, in particolare, i contributi di due giovani filologi italiani - nonché ex-compagni alla Normale - &lt;b&gt;Luigi Battezzato&lt;/b&gt; ed &lt;b&gt;Andrea Capra&lt;/b&gt;.&lt;/p&gt;</description><link>http://niconarsi.tumblr.com/post/176153396</link><guid>http://niconarsi.tumblr.com/post/176153396</guid><pubDate>Mon, 31 Aug 2009 10:24:00 +0200</pubDate><category>recensioni</category></item><item><title>Ancora a proposito di (presunti) falsi in archeologia: la Fibula Praenestina</title><description>&lt;a href="http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2009/08/24/la-fibula-prenestina-vera-una-studiosa-riapre.html"&gt;Ancora a proposito di (presunti) falsi in archeologia: la Fibula Praenestina&lt;/a&gt;: &lt;p&gt;&lt;b&gt;Maurizio Bettini&lt;/b&gt; su &lt;i&gt;Repubblica&lt;/i&gt;.&lt;/p&gt;</description><link>http://niconarsi.tumblr.com/post/172314760</link><guid>http://niconarsi.tumblr.com/post/172314760</guid><pubDate>Wed, 26 Aug 2009 21:16:00 +0200</pubDate><category>Maurizio Bettini</category><category>Fibula Praenestina</category><category>Margherita Guarducci</category></item><item><title>Berlusconismo sous rature</title><description>&lt;p&gt;Fatta la debita tara al gergo filosofico, può risultare interessante questa considerazione di &lt;b&gt;S.Goldhill&lt;/b&gt; (cito da &lt;i&gt;The Poet’s Voice: Essays on Poetics and Greek Literature. Cambridge: Cambridge University Press, 1991&lt;/i&gt;, pagg. 320-321), riguardo Apollonio Rodio e l’impiego “sous rature” di &lt;i&gt;exempla &lt;/i&gt;del passato, per applicarla - come su questo spazio si usa spesso fare - a questioni contemporanee:&lt;/p&gt;
&lt;blockquote&gt;
&lt;p&gt;Exemplarity is integral to epic, its turn to the past. Apollonius fractures that exemplarity. Not only does he explore and recompose the paradigm of the past in his rewriting of the language and narratives of the past to tell his tale of ‘men born long ago’, but also he opens to question the selectivity and manipulation of arguments from &lt;b&gt;exempla&lt;/b&gt;; he offers and retracts - places &lt;b&gt;‘sous rature’&lt;/b&gt; - the language of exemplification; ironically and self-reflexively plays with the structures of epic memorialization and praise. As the logic of similarity and difference is explored in this allusive engagement with the paradigms of the past, it is the secure position of the reader vis-à-vis the past and its exemplarity that is set at risk. What we make of the past, how we make the past exemplary, how we say what the past is like … this is Apollonius’ terrain, his archaeology.&lt;/p&gt;
&lt;/blockquote&gt;
&lt;p&gt;Bene, da epici minori dei nostri tempi (avvezzi più a Batracomiomachie che ad Argonautiche…) vediamo di epitomizzare, esemplificando &lt;i&gt;sous rature,&lt;/i&gt; volgendoci al passato, i modelli di governo del passato portati a parallelo di quello, attuale, di &lt;b&gt;Silvio Berlusconi&lt;/b&gt;:&lt;i&gt; &lt;/i&gt; &lt;strike&gt;Piccolo Cesare&lt;/strike&gt; (così &lt;a aptureproxy="55" href="http://www.ibs.it/code/9788807817502/bocca-giorgio/piccolo-cesare.html;" id="aptureLink_2izpGvu9ZF"&gt;Bocca&lt;/a&gt;; cfr. recentemente &lt;a aptureproxy="61" href="http://archivio.unita.it/v2/carta/showoldpdf.asp?anno=2009&amp;mese=07&amp;file=26INC21a" id="aptureLink_B2bStLYyLG"&gt;Eva Cantarella&lt;/a&gt;), &lt;strike&gt;Tiberio&lt;/strike&gt; (da ultima &lt;a aptureproxy="66" href="http://www.timesonline.co.uk/tol/comment/columnists/guest_contributors/article6418491.ece" id="aptureLink_osuHte04AD"&gt;Mary Beard&lt;/a&gt;) , &lt;strike&gt;Catilina&lt;/strike&gt; (come gia scritto &lt;a aptureproxy="71" href="http://niconarsi.tumblr.com/post/126551210/catilina-berlusconi-leterno-ritorno" id="aptureLink_TXSgfI7nfw"&gt;qui&lt;/a&gt; ), &lt;strike&gt;Cleone&lt;/strike&gt; (tirato più volte in ballo a proposito della libertà di satira, cfr. ora &lt;a aptureproxy="76" href="http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2009/04/21/il-potente-permaloso.html" id="aptureLink_7UUnvrlUSK"&gt;Canfora&lt;/a&gt;). Ma anche&lt;strike&gt; &lt;/strike&gt; &lt;strike&gt;Caligola&lt;/strike&gt; (a proposito delle nomine, si veda &lt;a aptureproxy="86" href="http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/politica/200906articoli/45027girata.asp" id="aptureLink_gX0Us99eey"&gt;qui&lt;/a&gt;),&lt;strike&gt;Nerone&lt;/strike&gt; (&lt;a aptureproxy="91" href="http://www.italia-nuova.org/2008/07/berlusconi-fiddles-italy-burns-in.htm" id="aptureLink_lhLk1avaQd"&gt;l’Economist&lt;/a&gt;), &lt;strike&gt;Eliogabalo&lt;/strike&gt; (&lt;a aptureproxy="96" id="aptureLink_ZiaHeN5anQ" href="http://books.google.com/books?id=HymxCKKT49UC"&gt;Tabucchi, l’Oca al passo &lt;/a&gt;), &lt;strike&gt;&lt;a aptureproxy="106" href="http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2002/05/30/romolo-remolo.html" id="aptureLink_O2QkGjqaSV"&gt;&lt;strike&gt;Romolo Augustolo&lt;/strike&gt;&lt;/a&gt; &lt;/strike&gt;, &lt;a aptureproxy="101" href="http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2001/05/11/il-guru-radicale-ancora-in-piazza-alla.html)..." id="aptureLink_w32eAWc6k4"&gt;&lt;strike&gt;Commodo&lt;/strike&gt;&lt;/a&gt;, occasionalmente &lt;a aptureproxy="111" href="http://niconarsi.tumblr.com/post/40395299/berlusconi-magnaccia-i-precedenti-storici-non" id="aptureLink_1Ik8ScU53J"&gt;&lt;strike&gt;Marco Antonio&lt;/strike&gt;&lt;/a&gt;  … insomma, eccezion fatta per Cleone (e qui si potrebbe aggiungere qualche altro parallelismo con alcuni tiranni, greci e magnogreci…; non mancano, infine, anche riferimenti ad &lt;b&gt;&lt;strike&gt;Augusto&lt;/strike&gt;&lt;/b&gt; e &lt;b&gt;&lt;strike&gt;Pericle&lt;/strike&gt;&lt;/b&gt;, visti non come &lt;i&gt;principes&lt;/i&gt; ma come criptotiranni) e, aggiungerei, &lt;a aptureproxy="81" href="http://archiviostorico.corriere.it/2001/marzo/18/ALTRO_SATYRICON_Quella_perfida_alternativa_co_0_0103189499.shtml" id="aptureLink_QtoAvAQW2q"&gt;&lt;strike&gt;Trimalcione&lt;/strike&gt;&lt;/a&gt; (tra &lt;i&gt;tycoons&lt;/i&gt;…), ritorna martellante - specie sulla stampa estera - il &lt;i&gt;topos&lt;/i&gt; dell’ &lt;b&gt;imperatore romano degenerato&lt;/b&gt; (sullo sfondo, non dimentichiamolo, di una società in decadenza, &lt;i&gt;decline and fall&lt;/i&gt;…).&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Certo, non è questo l’unico modello per avvicinarsi, per approssimazione, con &lt;i&gt;exempla&lt;/i&gt; condizionati, parziali, negoziabili, al fenomeno Berlusconi, cercando di coglierne l’essenza &lt;i&gt;sous rature&lt;/i&gt;, mediante analogia: si pensi a definizioni come &lt;strike&gt;sultano&lt;/strike&gt; (&lt;b&gt;Sartori&lt;/b&gt;: “il termine (islamico) è evocativo, insieme, di fasto e di potere dispotico”), &lt;strike&gt;pascià&lt;/strike&gt; (&lt;b&gt;Travaglio&lt;/b&gt;), talvolta &lt;strike&gt;califfo&lt;/strike&gt;, &lt;strike&gt;autocrate&lt;/strike&gt;, &lt;strike&gt;tiranno&lt;/strike&gt;, &lt;strike&gt;dittatore&lt;/strike&gt; (&lt;i&gt;soft&lt;/i&gt;), &lt;strike&gt;satrapo &lt;/strike&gt;(&lt;b&gt;Di Pietro&lt;/b&gt;), &lt;strike&gt;caudillo&lt;/strike&gt; (&lt;b&gt;Vargas Llosa&lt;/b&gt;), &lt;strike&gt;despota&lt;/strike&gt; (telecratico), &lt;strike&gt;demagogo&lt;/strike&gt; (di qui il parallelo con Cleone o con Pericle summenzionato) - ma anche, al contrario, &lt;strike&gt;oligarca &lt;/strike&gt;-, più raramente &lt;strike&gt;zar&lt;/strike&gt;, &lt;strike&gt;maragià&lt;/strike&gt;.&lt;br/&gt;Tutti termini evocativi di &lt;b&gt;potere più o meno assoluto accoppiato a enorme ricchezza&lt;/b&gt;, il più delle volte senza contestualizzare antecedenti storici.&lt;br/&gt;In realtà, sempre più pare emergere la figura di un “&lt;b&gt;padrone autoritario&lt;/b&gt;” (cito sempre Sartori), un &lt;a aptureproxy="55" href="http://www.youtube.com/watch?v=oFJXWQm3XDA" id="aptureLink_L9bIlpmyw7"&gt;Citizen Kane&lt;/a&gt; , un tycoon, un magnate, un plutocrate al governo (di fatto acquistato più che conquistato), instauratore di una &lt;b&gt;mediacrazia &lt;/b&gt;(“potere dei media” - definizione fatta propria in altro contesto dallo stesso Berlusconi), fenomeno per cui i paralleli storici scarseggiano.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Un tema questo del berlusconismo più che mai meritevole di essere volto in satira (i tentativi non sono mancati, da Luttazzi alla Guzzanti), &lt;i&gt;onomastì&lt;/i&gt;, al modo della commedia greca antica, con ironia e consapevolezza, mettendolo in questione, illustrandone le discontinuità, per non scadere nel &lt;i&gt;cliché&lt;/i&gt; del biasimo e demonizzazione esemplare, altrettanto trito e inefficace di quello, opposto, della lode del potente (ricordiamoci tutti che non è più tempo di epica, ma di &lt;a aptureproxy="31" href="http://espresso.repubblica.it/multimedia/home/6949372" id="aptureLink_GbELRj2ina"&gt;telenovele&lt;/a&gt; , anche se, per certi versi, &lt;a aptureproxy="116" id="aptureLink_InLZxwQjZL" href="http://books.google.com/books?id=WUyifdZ6nW8C"&gt;Omero è come Dallas&lt;/a&gt; …).&lt;/p&gt;</description><link>http://niconarsi.tumblr.com/post/155557819</link><guid>http://niconarsi.tumblr.com/post/155557819</guid><pubDate>Tue, 04 Aug 2009 12:12:00 +0200</pubDate><category>Classico &amp;amp; Moderno</category><category>Sous rature</category><category>Berlusconi</category></item><item><title>Tutto Eschilo (con frammenti e scolii), a cura di Ilaria Ramelli</title><description>&lt;p&gt;&lt;a aptureproxy="32" href="http://bompiani.rcslibri.corriere.it/bompiani/libro/6289_tutti_i_frammenti_con_la_prima_eschilo.html" id="aptureLink_h7ZtIB3K2e" style="text-align: center; padding-bottom: 0px; margin: 0px auto; padding-left: 6px; padding-right: 6px; display: block; padding-top: 0px;"&gt;&lt;img aptureproxy="31" height="270" width="400" src="http://placeholder.apture.com/ph/400x270_WebClip/" title="Tutti i frammenti con la prima traduzione degli scolii antichi" style="border: 0px;"/&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt; Notizie sulla traduttrice:&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;&lt;a aptureproxy="39" href="http://www.aristofane.it/pdf/Ilaria_Ramelli.pdf" id="aptureLink_7uaPb9mj0X" style="text-align: center; padding-bottom: 0px; margin: 0px auto; padding-left: 6px; padding-right: 6px; display: block; padding-top: 0px;"&gt;&lt;img aptureproxy="38" height="390" width="660" src="http://placeholder.apture.com/ph/660x390_ScribdByUrlItem/" title="Ilaria_Ramelli" style="border: 0px;"/&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><link>http://niconarsi.tumblr.com/post/153040336</link><guid>http://niconarsi.tumblr.com/post/153040336</guid><pubDate>Fri, 31 Jul 2009 18:46:36 +0200</pubDate><category>Eschilo</category><category>recensioni</category><category>Ilaria Ramelli</category></item><item><title>PERCHÉ I GRECI INVENTARONO IL MITO</title><description>&lt;a href="http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2009/07/30/perche-greci-inventarono-il-mito.html"&gt;PERCHÉ I GRECI INVENTARONO IL MITO&lt;/a&gt;: &lt;p&gt;Recensione di &lt;b&gt;Maurizio Bettini&lt;/b&gt; al &lt;a href="http://www.ibs.it/code/9788804583479/zzz1k1456/mito-greco-vol-1.html"&gt;Meridiano dedicato al mito greco&lt;/a&gt; curato da &lt;b&gt;Guidorizzi&lt;/b&gt;  &lt;/p&gt;</description><link>http://niconarsi.tumblr.com/post/153020130</link><guid>http://niconarsi.tumblr.com/post/153020130</guid><pubDate>Thu, 30 Jul 2009 18:07:00 +0200</pubDate><category>Maurizio Bettini</category><category>recensioni</category></item><item><title>Saggezza e politica tra mondo antico ed età contemporanea</title><description>&lt;p&gt;Solo per segnalare, sull’attuale &lt;i&gt;Micromega&lt;/i&gt; (4/2009), la cura e traduzione a cura di &lt;b&gt;Barbara Carnevali&lt;/b&gt;, tra l’altro mia ex compagna di studi, di un intervento di &lt;b&gt;Pierre Hadot &lt;/b&gt;&lt;i&gt;(&lt;/i&gt;”&lt;i&gt;La figura del saggio nell’antichità greco-latina”), &lt;/i&gt;parzialmente anticipato nei giorni scorsi su Repubblica:&lt;/p&gt;
&lt;blockquote&gt;
&lt;p&gt;&lt;i&gt;Platonici, aristotelici e stoici, da parte loro, non esitano a cercare di convertire intere città, agendo sulle costituzioni o sul re&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;
&lt;/blockquote&gt;
&lt;p&gt;[ …inciso &lt;i&gt;ad usum&lt;/i&gt; degli &lt;a aptureproxy="66" href="http://azioneparallela.splinder.com/" id="aptureLink_8WVyfkfZUW"&gt;attuali &lt;/a&gt; ”&lt;a aptureproxy="71" href="http://www.leftwing.it/autore/Alfredo+D%E2%80%99Attorre/" id="aptureLink_s3BfXJtZqv"&gt;filosofi&lt;/a&gt;“  &lt;a aptureproxy="76" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Giuseppe_Civati" id="aptureLink_eKyDQrjCII"&gt;che agiscono &lt;/a&gt; &lt;a aptureproxy="81" href="http://www.comune.venezia.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/8" id="aptureLink_Iaox8VfIbV"&gt;all’interno del Partito Democratico&lt;/a&gt; …]&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;a aptureproxy="60" href="http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2009/07/03/la-saggezza-la-politica-quella-frattura-tra.html" id="aptureLink_fFMcmeeOGF" style="text-align: center; padding-bottom: 0px; margin: 0px auto; padding-left: 6px; padding-right: 6px; display: block; padding-top: 0px;"&gt;&lt;img aptureproxy="59" height="270" width="400" src="http://placeholder.apture.com/ph/400x270_WebClip/" title="LA SAGGEZZA E LA POLITICA QUELLA FRATTURA TRA L' ANTICO E IL MODERNO" style="border: 0px;"/&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><link>http://niconarsi.tumblr.com/post/143515077</link><guid>http://niconarsi.tumblr.com/post/143515077</guid><pubDate>Tue, 07 Jul 2009 16:43:00 +0200</pubDate><category>Classico &amp;amp; Moderno</category><category>Barbara Carnevali</category><category>Pierre Hadot</category><category>Micromega</category></item><item><title>Porfirio, contro i Cristiani</title><description>&lt;a href="http://malvino.ilcannocchiale.it/2009/06/30/porfirio_contro_i_cristiani_bo.html"&gt;Porfirio, contro i Cristiani&lt;/a&gt;: &lt;p&gt; via &lt;b&gt;Malvino.&lt;/b&gt;&lt;/p&gt;
&lt;blockquote&gt;
&lt;p&gt;&lt;i&gt;“un’alleanza paradossale tra &lt;b&gt;von Harnack&lt;/b&gt; e Porfirio contro un cristianesimo ellenizzato (e quindi dogmatico e rigido) e un ellenismo cristianizzato (e quindi imbarbarito e privato della sua peculiare visione del mondo)”  - dall’introduzione di &lt;b&gt;Giuseppe Girgenti&lt;/b&gt; pagg. 21-22&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;
&lt;/blockquote&gt;</description><link>http://niconarsi.tumblr.com/post/133463595</link><guid>http://niconarsi.tumblr.com/post/133463595</guid><pubDate>Wed, 01 Jul 2009 11:50:00 +0200</pubDate><category>recensioni</category><category>porfirio</category><category>Classico &amp;amp; Moderno</category></item><item><title>"È stata, a mio giudizio, molto buona l’ idea di rivendicare in latino il proprio diritto...."</title><description>“È stata, a mio giudizio, molto buona l’ idea di rivendicare in latino il proprio diritto. Nulla di meglio, in questo caso, della lingua del diritto. Inoltre si deve apprezzare l’ uso operaio di una contestata e poco amata lingua di cultura - qual è appunto il latino - che è rimasta nell’ uso vivente in Finlandia oltre che nella chiesa di Roma. Ma c’ è di più: il motto adoperato dai lavoratori genovesi è ricavato da Hobbes, cioè dal fondatore del pensiero politico moderno. Disse una volta Rossana Rossanda che il socialismo è «l’ operaio che legge la fenomenologia dello spirito di Hegel». Insomma il pregiudizio secondo cui la cultura abita solo in alto, nella scala sociale, è ormai nella polvere. Pochi giorni addietro un addetto ai controlli aeroportuali - nelle more di tali operazioni - mi ha spiegato perché, anche a suo giudizio, il cosiddetto &lt;u&gt;papiro di Artemidoro&lt;/u&gt; è molto sospetto. Al contrario si dovrà prendere atto del fatto che semmai è ai piani alti, e opulenti, che alloggia l’ incultura (a giudicare dalle cronache). Ho sempre pensato che cultura e coscienza, cioè riscatto, vadano di pari passo. Senza voler fare della retorica, si apprezza, in questo episodio, anche l’ ironia: che tra le armi è la più efficace.”&lt;br/&gt;&lt;br/&gt; - &lt;em&gt;&lt;p&gt;&lt;b&gt;Luciano Canfora &lt;/b&gt;sul &lt;a aptureproxy="59" href="http://archiviostorico.corriere.it/2009/giugno/30/operaio_protesta_latino_co_8_090630036.shtml" id="aptureLink_fR98dsOHGP"&gt;&lt;i&gt;Corriere della Sera 30 giugno 2009&lt;/i&gt;&lt;/a&gt;&lt;i&gt; ”&lt;b&gt;Se l’ operaio protesta in latino&lt;/b&gt;” (…e l’addetto aeroportuale si occupa di filologia e papirologia…): pacta servanda sunt,&lt;/i&gt; anche all’ILVA di Genova (così Franco Grondona, segretario &lt;i&gt;FIOM&lt;/i&gt;: “Chiediamo che gli accordi non siano disattesi. Forse usando il latino ci capiranno”)&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;img src="http://www.aristofane.it/images/pacta.jpg"/&gt;&lt;/p&gt;&lt;/em&gt;</description><link>http://niconarsi.tumblr.com/post/133630547</link><guid>http://niconarsi.tumblr.com/post/133630547</guid><pubDate>Tue, 30 Jun 2009 19:20:00 +0200</pubDate><category>Luciano Canfora</category><category>Papiro di Artemidoro</category><category>Classico &amp;amp; Moderno</category></item><item><title>Democrazia: dissentire toto caelo</title><description>&lt;p&gt;&lt;b&gt;Luciano Canfora&lt;/b&gt; sul &lt;i&gt;Corriere&lt;/i&gt; di oggi, nella recensione al &lt;a aptureproxy="68" href="http://giotto.ibs.it/cop/copj13.asp?f=9788842089834" id="aptureLink_tlhfWHjkbP"&gt;recente libro di Salvadori&lt;/a&gt; :&lt;/p&gt;
&lt;blockquote&gt;
&lt;p&gt;Ciò non significa che c’è solo da pronunciare il &lt;i&gt;de profundis&lt;/i&gt; sulla fine, acclarata, dei modelli otto e novecenteschi di «democrazia». Non giovano gli autoinganni. Il lavoro, semmai, si sposta sempre più sul piano scientifico e culturale: è dai luoghi di formazione che probabilmente verranno nuove élite, le quali legittimamente aspireranno alla direzione delle società avanzate e sempre meno saranno disposte a porre la loro intelligenza al servizio di poteri egoistico-autoreferenziali.&lt;br/&gt;Un antesignano, utopista forse, al tempo suo, fu &lt;b&gt;Adriano Olivetti&lt;/b&gt;. Un antecedente di gran lunga più remoto fu l’ateniese &lt;b&gt;Platone&lt;/b&gt; (con buona pace delle semplicistiche analisi di &lt;b&gt;Karl Popper&lt;/b&gt;) quando intravide una leadership di «filosofi-reggitori» (per usare il suo linguaggio mitizzante) che è stato sempre troppo facile criticare. Viene in mente la sentenza di &lt;b&gt;Aristotele&lt;/b&gt;, che pure dissentiva da lui &lt;i&gt;toto caelo&lt;/i&gt;: Platone è «l’uomo che i malvagi non hanno neanche il diritto di lodare».&lt;/p&gt;
&lt;/blockquote&gt;
&lt;p&gt;&lt;a aptureproxy="60" href="http://www.aristofane.it/pdf/canfora.pdf" id="aptureLink_T2vYhaEri4" style="text-align: center; padding-bottom: 0px; margin: 0px auto; padding-left: 6px; padding-right: 6px; display: block; padding-top: 0px;"&gt;&lt;img aptureproxy="59" height="390" width="660" src="http://placeholder.apture.com/ph/660x390_ScribdByUrlItem/" title="canfora" style="border: 0px;"/&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;b&gt; UPDATE:&lt;/b&gt; il commento di &lt;b&gt;Eugenio Scalfari&lt;/b&gt;:&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.scribd.com/doc/17433243/Elite-e-Democrazia" title="View Elite e Democrazia on Scribd" style="margin: 12px auto 6px auto; font-family: Helvetica,Arial,Sans-serif; font-style: normal; font-variant: normal; font-weight: normal; font-size: 14px; line-height: normal; font-size-adjust: none; font-stretch: normal; -x-system-font: none; display: block; text-decoration: underline;"&gt;Elite e Democrazia&lt;/a&gt; 
&lt;object codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0" classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" height="500" width="100%"&gt;
&lt;param name="id" value="doc_923545782827740"&gt;
&lt;param name="name" value="doc_923545782827740"&gt;
&lt;param name="align" value="middle"&gt;
&lt;param name="quality" value="high"&gt;
&lt;param name="play" value="true"&gt;
&lt;param name="loop" value="true"&gt;
&lt;param name="scale" value="showall"&gt;
&lt;param name="wmode" value="opaque"&gt;
&lt;param name="devicefont" value="false"&gt;
&lt;param name="bgcolor" value="#ffffff"&gt;
&lt;param name="menu" value="true"&gt;
&lt;param name="allowFullScreen" value="true"&gt;
&lt;param name="allowScriptAccess" value="always"&gt;
&lt;param name="src" value="http://d.scribd.com/ScribdViewer.swf?document_id=17433243&amp;access_key=key-1e4lxchbj8mea3b8o75u&amp;page=1&amp;version=1&amp;viewMode="&gt;
&lt;embed allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" src="http://d.scribd.com/ScribdViewer.swf?document_id=17433243&amp;access_key=key-1e4lxchbj8mea3b8o75u&amp;page=1&amp;version=1&amp;viewMode=" quality="high" play="true" loop="true" scale="showall" wmode="opaque" devicefont="false" bgcolor="#ffffff" menu="true" type="application/x-shockwave-flash" align="middle" height="500" width="100%" name="doc_923545782827740" id="doc_923545782827740"&gt;&lt;/embed&gt;&lt;/object&gt;
&lt;/p&gt;</description><link>http://niconarsi.tumblr.com/post/132343302</link><guid>http://niconarsi.tumblr.com/post/132343302</guid><pubDate>Mon, 29 Jun 2009 18:06:00 +0200</pubDate><category>Luciano Canfora</category><category>Classico &amp;amp; Moderno</category><category>recensioni</category><category>Massimo Salvadori</category></item><item><title>Catilina-Berlusconi, l’eterno ritorno</title><description>&lt;p&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt;"&gt;Leggo oggi su Repubblica che il &lt;a aptureproxy="34" href="http://www.sns.it/it/lettere/menunews/docenti/prosperi/" id="aptureLink_0WBHLBlf73"&gt;prof. Prosperi &lt;/a&gt; ha da eccepire (&lt;i&gt;et pour cause…) &lt;/i&gt;sull’elogio di Berlusconi come Catilina fatto dalla &lt;a aptureproxy="40" href="http://politicaesocieta.blogosfere.it/2007/12/lo-sfogo-in-rete-dopo-lo-scandalo-rai-mediaset-deborah-bergamini-apre-il-suo-blog.html" id="aptureLink_U3vmaZJ2S9"&gt;già notoria &lt;/a&gt; Deborah Bergamini (come reazione, probabilmente , all’attacco a Berluscatilina da parte di Saramago boicottato da Einaudi: si veda sotto il &lt;i&gt;dossier&lt;/i&gt;).&lt;/p&gt;
&lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt;"&gt;Niente di nuovo sotto il sole:&lt;/p&gt;
&lt;blockquote&gt;
&lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt;"&gt;[neppure l’elogio di Catilina: figura cara a &lt;b&gt;Concetto Marchesi&lt;/b&gt;, come ricorda da ultimo L.Canfora in &lt;i&gt;&lt;a aptureproxy="40" href="http://www.laterza.it/schedalibro.asp?isbn=9788842081562Giulio%20Cesare:%20il%20dittatore%20democratico%E2%80%8E" id="aptureLink_C8JcNdoJ2i"&gt;&lt;i&gt;Giulio Cesare: il dittatore democratico‎ &lt;/i&gt;&lt;/a&gt; p.57: &lt;/i&gt;“&lt;i&gt;Un ammiratore di Catilina come agitatore sociale e rivoluzionario sfortunato fu, in molti suoi scritti, Concetto Marchesi (tra l’altro nel commento alla monografia sallustiana e nel capitolo dedicato a Cicerone nella&lt;/i&gt; Storia della letteratura latina&lt;i&gt;”&lt;/i&gt;]&lt;/p&gt;
&lt;/blockquote&gt;
&lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt;"&gt;vorrei ricordare infatti che già agli esordi della carriera del Berlusconi politico, sempre Canfora dovette puntualizzare storicamente su questo medesimo parallelismo &lt;i&gt;pro Berlusconi&lt;/i&gt;… (il parallelismo, allora, era tra la Roma del 64 a.C. e l’Italia del 1994: Berlusconi e Catilina innovatori sconfitti - si veda il pamphlet di &lt;b&gt;Blondet&lt;/b&gt; sottocitato).&lt;/p&gt;
&lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt;"&gt;Che dire? Il tempo passa, le forzature restano: gli apologeti tentano l’ultima difesa di un vecchio miliardario vizioso, come &lt;a aptureproxy="57" href="http://www.scribd.com/doc/16611202" id="aptureLink_Kolx9QBWdn"&gt;politico nient’affatto riformista&lt;/a&gt; , cui si addice piuttosto per certi versi la maschera togata di un&lt;b&gt; Trimalcione&lt;/b&gt;…&lt;/p&gt;
&lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt;"&gt;Quanto poi alle “&lt;b&gt;vite parallele&lt;/b&gt;” di Catilina e Berlusconi può risultare ancora di una qualche utilità &lt;a href="http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1994/03/13/catilina-in-campagna-elettorale.html"&gt;questa considerazione &lt;/a&gt;di Eugenio Scalfari di 15 anni or sono…&lt;/p&gt;
&lt;blockquote&gt;
&lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt;"&gt;per sostenere la mia tesi che in questo paese la destra è sempre stata eversiva, userò un esempio di duemila anni fa. E dirò: vi ricordate di Catilina? Che c’ entra Catilina, direte voi. C’ entra, c’ entra moltissimo. Lucio Sergio Catilina era un giovane ambiziosissimo e alquanto scapestrato. In gioventù ne aveva fatte di tutti i colori. Era pieno di debiti. Non sapeva più a che santo votarsi perché Cesare l’ aveva mollato e Crasso non gli faceva più credito. Allora decise di mettersi in proprio. Assoldò una banda e ne fece un partito. Le tentò tutte. Divise il Senato, comprò i questori, corruppe i consoli, si proclamò l’ unico difensore delle libertà romane, promise lavoro e giochi per tutti, additò i magistrati repubblicani al disprezzo della plebe, s’ impegnò a cancellare tutti i debiti contratti verso lo Stato, trattò con i galli cisalpini impegnandosi a garantire la loro autonomia da Roma. Il resto è noto. La destra italiana ha avuto da Catilina il suo “imprinting” e da allora è sempre stata eversiva&lt;/p&gt;
&lt;/blockquote&gt;
&lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt; mso-border-bottom-alt: solid windowtext 1.5pt; mso-padding-alt: 0cm 0cm 1.0pt 0cm; padding: 0cm;"&gt;[ vedo ora che questo intervento è ricordato anche da &lt;a href="http://www.festivaletteratura.it/archivio/schedaautore.php?autid=956" title="Autore di una biografia divulgativa pro-Catilina"&gt;Massimo Fini&lt;/a&gt; &lt;a aptureproxy="34" href="http://www.scribd.com/doc/16611368" id="aptureLink_1LJeOfcfuI"&gt;sul Gazzettino&lt;/a&gt; ]&lt;/p&gt;
&lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt; mso-border-bottom-alt: solid windowtext 1.5pt; mso-padding-alt: 0cm 0cm 1.0pt 0cm; padding: 0cm;"&gt;&lt;b&gt;&lt;/b&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt; mso-border-bottom-alt: solid windowtext 1.5pt; mso-padding-alt: 0cm 0cm 1.0pt 0cm; padding: 0cm;"&gt;&lt;b&gt;**********&lt;/b&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt;"&gt;&lt;b&gt; &lt;/b&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt;"&gt;&lt;b&gt;Corriere della Sera 1 febbraio 1996&lt;/b&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt;"&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;IL PARAGONE SUL ” FOGLIO “&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt;"&gt;&lt;b&gt;Martino: Silvio, attento a non finire come Catilina&lt;/b&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt;"&gt;&lt;b&gt;Dario Fertilio &lt;/b&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt;"&gt;Fino a quando Catilina continuerà ad abusare della nostra memoria? Lo farà ancora per un bel pezzo, secondo il capo dei “falchi” di Forza Italia, Antonio Martino, il quale scrive sul Foglio di Giuliano Ferrara: la famosa congiura del 62 avanti Cristo, sconfitta e demonizzata per l’ eternità da Cicerone, assomiglia fin troppo a quella di Berlusconi.&lt;/p&gt;
&lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt;"&gt;Silvio come Lucio Sergio Catilina, dunque: due arditi eversori, contrari all’ establishment e ai poteri forti, osteggiati dai conservatori, spinti sull’ orlo della disfatta. Ma con una differenza: Catilina perse, mentre Berlusconi può ancora farcela.&lt;/p&gt;
&lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt;"&gt;Il parallelo tracciato dell’ ex ministro Martino, notoriamente avverso ai compromessi, si può leggere come una parabola: stia attento Berlusconi a non lasciarsi incantare. I vari Ciceroni, dopo aver pronunciato una quantità di “catilinarie”, tipico esempio di “moralismo calunnioso”, e dopo averlo disarcionato da Palazzo Chigi, ora potrebbero ricattarlo ispirandogli il “complesso di Catilina”. Ovvero: la paura di finire nella polvere, ucciso in battaglia.&lt;/p&gt;
&lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt;"&gt;Ma è accettabile un simile parallelo, suggerito del provocatorio pamphlet di &lt;b&gt;Maurizio Blondet&lt;/b&gt;, &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;&lt;a aptureproxy="58" href="http://www.libroelibri.com/ElogioCatilina.gif" id="aptureLink_LDdHSq5c6s"&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;Elogio di Catilina e Berlusconi&lt;/i&gt;&lt;/a&gt; &lt;/i&gt;? Macché , anzi “banale e grossolano” secondo lo storico &lt;b&gt;Luciano Canfora&lt;/b&gt;, che avverte: “L’ idea di riscattare Catilina ritorna regolarmente. Il precedente più illustre é quello dello storico &lt;b&gt;Concetto Marchesi&lt;/b&gt;, il quale fa di Catilina un rivoluzionario appetibile dai comunisti. Ma si tratta appunto di un’ operazione letteraria”.&lt;/p&gt;
&lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt;"&gt;Certo, è difficile accostare il capo di Forza Italia a un sovversivo di sinistra, ma soprattutto, secondo Canfora, è storicamente errato. “Catilina si scagliò contro il senato romano non per cambiare l’ ordinamento politico, ma per cancellare i suoi debiti personali”. Per cui… “&lt;/p&gt;
&lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt;"&gt;Martino e Blondet hanno visto giusto senza accorgersene, e il loro paragone regge soltanto in questo: stiamo parlando di due grandi indebitati”. E Cicerone, con le sue “catilinarie” e i suoi “moralismi”, oggi non potrebbe vestire i panni di Scalfaro? “No, qui il paragone proprio non regge. Cicerone era soltanto un uomo nuovo, un &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;parvenu&lt;/i&gt;. E Catilina apparteneva all’ antica nobiltà “.&lt;/p&gt;
&lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt;"&gt;Mentre Berlusconi é un uomo nuovo? “Ma tutti sanno che é vecchio - risponde Canfora - basti pensare ai regali di Craxi!”. Insomma, Martino é da bocciare in storia politica comparata? “Direi di si’ - ironizza Canfora - tanto più che la sua distribuzione del sangue ai compagni, raccontata da &lt;b&gt;Sallustio&lt;/b&gt; nel celebre libro sulla congiura, fa pensare piuttosto a un Catilina parente dei comunisti che mangiano i bambini”.&lt;/p&gt;
&lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt;"&gt;Però un altro esperto di storia classica, &lt;b&gt;Saverio Vertone&lt;/b&gt;, non è d’ accordo. Osserva: “Il parallelo fra Catilina e Berlusconi mi sembra interessante. Infatti, mentre la storia europea dal feudalesimo alla rivoluzione francese non é confrontabile con i fatti di oggi, la storia romana lo è in modo impressionante: è moderna”. In che senso? “Le lotte intestine e il collasso delle istituzioni romane ci ricordano eventi cui stiamo assistendo. Con una differenza: la rivoluzione di Cesare venne dopo Catilina. Lo scontro fra i congiurati catilinari e il potere oligarchico del senato romano, invece, è piuttosto una ribellione della gioventù sradicata, il sintomo di una transizione di potere ancora indefinita che soltanto alla fine, con la creazione dell’ impero, avrebbe gettato le basi dello Stato moderno”.&lt;/p&gt;
&lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt;"&gt;Ma allora regge il parallelo con Berlusconi? “Credo di sì - risponde Vertone - perché anche il capo di Forza Italia è l’ iniziatore della fase attuale di transizione. E anche lui ha dimostrato di non comprenderla a fondo, dopo aver acceso la miccia. Ma non sarà certo Berlusconi a portarci lontano: il realizzatore, il “messia” deve ancora venire”. Possiamo almeno sperare che Berlusconi preannunzi il Nuovo, come in fin dei conti fece Catilina? “Ahimè no - ci scoraggia Vertone - perché in Italia si sta distruggendo il Vecchio ma non si conosce il Dopo”.&lt;/p&gt;
&lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt;"&gt; **********&lt;/p&gt;
&lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt;"&gt;&lt;b&gt; &lt;/b&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt;"&gt;&lt;b&gt;Repubblica 19 giugno 2009&lt;/b&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt;"&gt;&lt;b&gt;Catilina, Marx e il Cavaliere&lt;/b&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt;"&gt;&lt;b&gt;Adriano Prosperi &lt;/b&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt;"&gt;&lt;b&gt; &lt;/b&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt;"&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;Vedrà la Gelmini se la Bergamini ha bisogno degli esami di riparazione&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt;"&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;L´onorevole Bergamini evoca la storia romana. Ma le analogie sono forzate&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt;"&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt; &lt;/i&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt;"&gt;“Quousque tandem”… Fino a quando abuserai della nostra pazienza? La celebre frase di Cicerone ha garantito l´immortalità scolastica di Catilina offrendo una veste classica a ogni nostra impazienza. Ma che c´entra Catilina con la pazienza degli italiani?&lt;/p&gt;
&lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt;"&gt;Moltissimo, almeno secondo quello che scrive l´onorevole Deborah Bergamini in una appassionata lettera al direttore del “Corriere della sera”. L´onorevole, rimuginando una sua impazienza politica, ha avuto un´idea luminosa: Catilina come Berlusconi. Catilina era, secondo lei, un uomo “coraggioso e di parola”, dotato di “profondo senso della Patria” anche se un po´ anticonformista. Fu, lei scrive, calunniato e demonizzato dai “poteri forti” che gli scatenarono contro il più grande avvocato dell´epoca, Cicerone, e lo fecero a pezzi con calunnie, lettere anonime, brogli elettorali. Una tragedia. Proprio quella che rivive oggi in Italia: qui c´è un “uomo che sta trasformando l´Italia”, un nuovo Catilina. I suoi nemici, “potentati senza patria, politici mediocri e polverosi intellettuali” chiusi a riccio in procure politicizzate e redazioni di giornali, ostacolano il grande uomo. Proprio come accadde a Catilina.&lt;br/&gt;Ora, ognuno ha il diritto di usare la storia per dirci che cosa pensa e che cosa vuole. Purchè sia chiaro che cosa vuol dire non staremo a scuotere per lui quella polvere dai libri . Ma il modello ha da essere somigliante. Catilina era sì un “uomo vizioso portatore del nuovo”, secondo la descrizione che ne fornì Sallustio, uno storico non privo di simpatia per il personaggio. E fin qui ci siamo. Ma era anche un aristocratico spiantato, carico di debiti, che si era “messo a capo di una massa di diseredati”, come si legge nella recente solida opera storica di uno specialista (&lt;b&gt;Emanuele Narducci&lt;/b&gt;, &lt;a aptureproxy="34" href="http://www.laterza.it/schedalibro.asp?isbn=9788842088301" id="aptureLink_93yO1cp5Y2"&gt;Cicerone. La parola e la politica&lt;/a&gt; , ed. Laterza). Proiettare il profilo sociale dello spiantato Catilina su quello del Cavalier Berlusconi sembra quanto meno di malaugurio per un uomo che figura molto in alto nella statistica dei maggiori patrimoni del mondo. Catilina fu più volte battuto alle elezioni: e anche questo non corrisponde del tutto. Il due volte battuto Berlusconi (da Prodi) non sembra in crisi di voti e regge saldamente in pugno una maggioranza di quelle che una volta si definivano bulgare. Non come quel Catilina carico di debiti che tentò la via della sollevazione violenta mettendo insieme gente di ogni risma, veri e propri briganti insieme a un mondo popolare – plebe urbana, soldati e contadini poveri – attirati dalla sua promessa di cancellazione dei debiti e di distribuzione delle terre – quelle dello Stato. Il gioco può finire qui. Giudicherà il ministro Gelmini se l´onorevole ammiratrice di Catilina ha bisogno di esami di riparazione. Anche perchè in una incauta esibizione di cultura l´onorevole azzera tutto il suo patetico e drammatico disegno: scrive che il tragico della storia “fugge davanti alla farsa in cui si trasforma”. Questo è puro Karl Marx, proprio lui, il comunista. Comunque sulla farsa siamo calorosamente d´accordo: farsa oscena, degna della &lt;b&gt;comicità plautina&lt;/b&gt;, quella che siamo costretti a vivere. E ci sia consentita un´ultima osservazione polverosamente professorale: la definizione di Catilina – e di Berlusconi – come “rivoluzionario conservatore” è una citazione rivelatrice, più di quell´involontario Marx. Ci riporta a quel movimento tedesco di violenta critica della tradizione liberal-democratica che si definì della “Rivoluzione conservatrice” e confluì in gran parte nel nazismo. Naturalmente il sistema democratico e liberale consente anche all´onorevole deputata, come a tutti i fascisti di ritorno, la libertà di opinione. Senza garanzie di reciprocità. Come disse una volta Vittorio Foa all´on. Pisanò in un dibattito televisivo: “Se vinceva lei io sarei ancora in prigione. Avendo vinto io, lei è senatore della Repubblica e parla qui con me”.&lt;/p&gt;
&lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt;"&gt;**********&lt;/p&gt;
&lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt;"&gt;&lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;Corriere della Sera 18 giugno 2009&lt;/b&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt;"&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;LA LETTERA&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt;"&gt;&lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;Il Cavaliere, moderno Catilina e le persecuzioni dei riformatori&lt;/b&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt;"&gt;&lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;Deborah Bergamini &lt;/b&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt;"&gt;Caro direttore, salvare Catilina, salvare la Repubblica. Roma, I secolo A. C.: Lucio Sergio Catilina è un patrizio romano, uomo coraggioso e di parola. In breve tempo percorre con inaspettato successo tutta la carriera politica, coltivando idee di giustizia sociale e libertà. Per tre volte tenta di raggiungere la carica di console, massima autorità repubblicana, spinto da un consenso popolare straordinario frutto di posizioni anticonformiste, progetti di riforma e profondo senso della Patria.&lt;/p&gt;
&lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt;"&gt;Per tre volte i poteri forti del tempo utilizzano tutti i mezzi, leciti ed illeciti, per combatterlo e sconfiggerlo. Nella Roma del 50 a.C. esisteva una norma molto lontana dall’attuale concezione del diritto, che alcune moderne marionette del giustizialismo italico vorrebbero applicare anche alla nostra democrazia: ai cittadini romani anche solo inquisiti veniva impedito l’accesso ad ogni carica pubblica. Ed è sulla base di questa norma che Lucio Sergio Catilina viene per due volte accusato di nefandezze a pochi giorni dalle elezioni, interdetto e poi assolto dopo il voto. Ma a chi vede in Catilina e nel suo partito un pericolo troppo grande per i propri interessi, l’esclusione anche solo temporanea del «rivoluzionario conservatore» non può bastare: occorre distruggerne il consenso per intero.&lt;/p&gt;
&lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt;"&gt;Il compito viene affidato al più famoso e abile avvocato del tempo, Marco Tullio Cicerone, alla sua spregiudicatezza e alla sua straordinaria capacità di falsificare i fatti. Cicerone trasforma Catilina in un &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;hostis&lt;/i&gt;, un nemico della Patria, servendosi dei più efficaci strumenti dell’epoca: dalle accuse basate su lettere anonime, ai brogli elettorali, ai discorsi retorici tesi a costruire l’immagine più degenerata del suo avversario, fino alle palesi violazioni della legge romana. Tra le accuse più infamanti, Cicerone imputa a Catilina di aver corrotto una giovane vestale, vergine e consacrata alla dea del focolare.&lt;/p&gt;
&lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt;"&gt;Ci spostiamo di oltre 2000 anni. Al famoso avvocato pensano di sostituirsi procure politicizzate e redazioni di giornali. Al posto delle orazioni di Cicerone, si ascoltano i teoremi mediatici e giudiziari, si assiste all’uso spesso indecente di foto, video e intercettazioni. La tentazione è sempre la stessa: demonizzare il «rivoluzionario conservatore» di oggi. Gli &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;optimates&lt;/i&gt; di ieri che armarono le azioni di Cicerone erano i rappresentanti di una classe senatoriale gelosa custode di privilegi politici ed economici; gli &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;optimates&lt;/i&gt; che violentano le regole di oggi sono potentati senza patria, politici mediocri e polverosi intellettuali. Il potere non accetta gli imprevisti e spesso i grandi riformatori, gli uomini in grado di cambiare la storia, si presentano all’appuntamento senza bussare. Questo li rende inaccettabili.&lt;/p&gt;
&lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt;"&gt;Ma la storia maledice il suo ritorno. Il suo tragico fugge davanti alla farsa in cui si trasforma. E così accade che oggi, per distruggere l’uomo che sta cambiando l’Italia, si è persino disposti a distruggere l’Italia stessa. Minando la fiducia nelle istituzioni che quell’uomo rappresenta, il valore di una democrazia fondata sul consenso popolare, l’immagine di una nazione all’estero e la percezione che il Paese ha di se stesso. Si è disposti a far precipitare la dignità nazionale dentro il buco di una serratura. Un’opera di demolizione che non dovrebbe giovare a nessuno. O forse sì. Quando l’avversario politico viene trasformato per forza in un nemico della patria, quando diviene normale distruggerne il nome, la famiglia, gli amici, i collaboratori, la vita stessa, quando trionfano coloro che accusano per mestiere, con illazioni e teoremi, dietro il velo di un’informazione che è spesso solo fango, allora il diritto scompare, le Repubbliche cadono, le libertà civili si spezzano e i Cesari, quelli veri, arrivano di lì a poco.&lt;/p&gt;
&lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt;"&gt; ********&lt;/p&gt;
&lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt;"&gt;&lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;Micromega.net 15 maggio 2009&lt;/b&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt;"&gt;&lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;Saramago: Fino a quando, Berlusconi, abuserai della nostra pazienza?&lt;/b&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt;"&gt;&lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;José Saramago&lt;/b&gt;, da &lt;a href="http://cuaderno.josesaramago.org/"&gt;cuaderno.josesaramago.org&lt;/a&gt;, traduzione di Laura Franza&lt;/p&gt;
&lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt;"&gt;Duemila e cinquanta anni fa, giorno più giorno meno, in un’ora simile a questa, il buon Cicerone stava gridando la sua indignazione nel senato di Roma o nel Foro romano: “Fino a quando, Catilina, abuserai della nostra pazienza?”, e chiedeva una volta di più al vigliacco cospiratore che aveva voluto ucciderlo per impadronirsi di un potere al quale non aveva alcun diritto.&lt;/p&gt;
&lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt;"&gt;La Storia è tanto prodiga, tanto generosa, che oltre a darci eccellenti lezioni sull’attualità di alcuni eventi d’altri tempi, ci lascia anche, per nostro uso, alcune parole, alcune frasi che, per una qualche ragione, hanno finito per gettare radici nella memoria dei popoli. La frase che ho citato prima, fresca, vibrante, come se fosse stata pronunciata un attimo fa, è senza dubbio tra quelle.&lt;/p&gt;
&lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt;"&gt;Cicerone fu un grande oratore, un tribuno di enormi mezzi espressivi, però è interessante notare come in questo caso abbia preferito utilizzare termini tra i più comuni, che avrebbero potuto uscire dalla bocca di una madre che rimprovera il figlio irrequieto. Con l’enorme differenza che quel figlio di Roma, quel tale Catilina, era un mascalzone della peggior specie, sia come uomo che come politico.&lt;/p&gt;
&lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt;"&gt;La Storia d’Italia per qualcuno è sorprendente. É un lunghissimo rosario di geni, pittori, scultori o architetti, musicisti o filosofi, scrittori o poeti, miniatori o artisti, un numero senza fine di gente sublime che rappresenta quanto di meglio l’umanità ha pensato, immaginato, fatto. Non mancano certo le catiline di caratura più o meno forte, però nessun paese ne è esente, è una lebbra che tocca a tutti.&lt;/p&gt;
&lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt;"&gt;&lt;b&gt;Il Catilina di oggi, in Italia, si chiama Berlusconi&lt;/b&gt;. Non ha bisogno di dare la scalata al potere, perché è già suo, ha abbastanza denaro per comprare tutti i complici di cui ha bisogno, compresi giudici, deputati e senatori. É riuscito nell’impresa di dividere il popolo italiano in due parti: quelli cui piacerebbe essere come lui e quelli che già lo sono. Adesso promuove l’approvazione di leggi discriminatorie in modo assoluto contro l’immigrazione illegale, si inventa pattuglie di cittadini per collaborare con la polizia nella repressione fisica dei migranti senza documenti e, colmo dei colmi, proibisce ai figli di padri immigrati di essere iscritti nei registri civili. Catilina, quello storico, non avrebbe fatto di meglio.&lt;/p&gt;
&lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt;"&gt;Dicevo prima che la Storia d’Italia per qualcuno è sorprendente. Per esempio, sorprende che nessuna voce italiana (almeno che io sappia) abbia ripreso, adattandole ma di poco, le parole di Cicerone: “Fino a quando, Berlusconi, abuserai della nostra pazienza?”.&lt;/p&gt;
&lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt;"&gt;Bisognerebbe provarci, magari si avrà qualche risultato e magari, per questo o per qualche altro motivo, l’Italia tornerà a sorprenderci.&lt;/p&gt;&lt;/p&gt;</description><link>http://niconarsi.tumblr.com/post/126551210</link><guid>http://niconarsi.tumblr.com/post/126551210</guid><pubDate>Fri, 19 Jun 2009 19:30:00 +0200</pubDate><category>Classico &amp;amp; Moderno</category><category>Catilina</category><category>Luciano Canfora</category><category>Concetto Marchesi</category></item></channel></rss>
