Cauta epoché dell’Accademia, e certezze del Corriere: ancora sulla falsità del Papiro di Artemidoro

Corriere della Sera 15 agosto 2011 

LA DISCUSSIONE L’ ULTIMO SAGGIO DI LUCIANO CANFORA SVELA IL FOTOMONTAGGIO E SMONTA LE TESI A FAVORE DELL’ AUTENTICITÀ

Papiro di Artemidoro, colpo di grazia al «falso nel falso»

Federico Condello

C’è chi al nome di «Artemidoro» oggi dà segni di fastidio. Fra un’ accademia chiusa nella sua cauta epoché, e un pubblico impossibilitato a seguire nei dettagli una vicenda tanto complessa, si rischia di dimenticare quanto il caso sia rilevante. Del resto, non c’ è vicenda di falsificazione, dai Protocolli antiebraici ai Diari mussoliniani, che non abbia contato sul fattore tempo. Alla fine i falsi, in qualche modo, si canonizzano, complice lo snobismo di chi dichiara «superati» i problemi non risolti. Perciò i progressi della ricerca meritano notizia. Il «papiro di Artemidoro», innanzitutto, non esiste più. Nel 2006 Settis liquidava le ipotesi di Canfora come «un divertissement ». «La questione dell’ autenticità» - si dichiarò allora - non meritava «più di dieci righe». Le «dieci righe» sono diventate però pagine e pagine, e il divertissement un ampio dibattito internazionale: ed è ormai posizione di minoranza quella di chi crede che il papiro debba essere integralmente attribuito ad Artemidoro. In cinque anni, non è poco. Non meno rilevanti le novità degli ultimi mesi. Si ricorderà la fotografia che immortala l’ ammasso di carta pesta noto come Konvolut, già denunciata come fotomontaggio, nel 2009, da Silio Bozzi. Il colpo di grazia all’infelice «falso nel falso» è ora inferto dal volume Fotografia e falsificazione (Aiep, pp. 128, Euro 10). La fotografia risulta scattata e stampata quando già circolava il papiro così com’ è. Le tracce di testo e immagini riconoscibili sulla fotografia paiono indifferenti alle asperità della superficie. E nessuna di esse sembra volersi piegare alle più elementari leggi della prospettiva. La conclusione è obbligata: qualcuno ha tramutato l’ immagine di un qualsiasi papiro vergine in un’ immaginaria istantanea del papiro artemidoreo in fase di restauro, tramite un corposo trasferimento di dettagli desunti dal papiro disteso. Quanto al reperto in sé, si troverà una sintesi delle novità ne La meravigliosa storia del falso Artemidoro di Luciano Canfora (Sellerio, pp. 264, Euro 14). Per quante e quali ragioni il papiro debba essere giudicato un falso è inutile riepilogare: anacronismi linguistici e fattuali, incongruenze geografiche e geopolitiche, ricorso a testi posteriori di secoli alla data del reperto. Con una particolarità su cui troppo spesso si tace: le puntuali coincidenze fra il testo del papiro ed espressioni del falsario Costantino Simonidis. Oggi sappiamo che la specialità di Simonidis furono i falsi geografici, e che Artemidoro fu tra i suoi autori prediletti. Sappiamo che Simonidis ebbe diretta conoscenza di tutti i testi presupposti dal nuovo «Artemidoro», e che familiari gli furono i manoscritti antichi che condividono con il papiro - unici paralleli possibili - spiccate peculiarità paleografiche. Sappiamo infine che quasi tutti i tic stilistici di Simonidis trovano riscontro nel reperto. Ma un problema ancor più generale può dirsi risolto. Il papiro rischia infatti di infrangere una regola base della falsificazione: il falso, di norma, suona troppo vero. Possibile dunque che il falso Artemidoro contraddica in tanti punti l’ Artemidoro autentico? Possibile, anzi ovvio: il papiro di Artemidoro riproduce esattamente l’ immagine che del geografo antico fu canonica nel XIX secolo. Simonidis non sbaglia: semplicemente, egli si attiene a un’ immagine sbagliata di Artemidoro. E poi siamo certi che questo papiro milionario, questa star delle esibizioni museali, sia un solo papiro? Il «papiro di Artemidoro» nasce dalla giustapposizione di tre grandi sezioni: un blaterante «proemio» geografico arricchito da un ampio lacerto artemidoreo; una «mappa» che pare un test di Rorschach, in cui ciascuno vede ciò che vuole; una sequenza di schizzi anatomici di cui si è ormai mostrata la coincidenza con tavole pittoriche del Settecento. Questo confuso amalgama è tenuto insieme solo dai disegni a soggetto zoologico del verso . Poiché proprio il verso è stato tenuto al riparo, per ora, da ogni analisi chimico-fisica, Canfora non può esimersi dall’ ipotizzare che tre distinte prove di Simonidis - un’ opera geografica, una mappa, un de pictura : altra passione del falsario - siano state successivamente unificate tramite la realizzazione, totale o parziale, dei disegni che occupano il verso . È una «seconda mano» dello stesso Simonidis? O una mano molto, molto più recente? E altre novità conoscono in questi giorni le prime anticipazioni pubbliche: cosa si dovrà concludere se sarà dimostrato che i disegni del recto risultano posteriori alle lacune che sfigurano il papiro? L’ ennesimo miracolo, o l’ ennesima prova di falsità? 

(Source: archiviostorico.corriere.it)

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