Un altro genere di follia da libri è quella del pastore protestante sassone Johann Georg Tinius (1764-1846), divenuto omicida al fine di rapinare libri e gonfiare la sua biblioteca. Finalmente catturato e ristretto in carcere, egli poté mettere a frutto quella sterminata e indigesta selva di letture per scrivere un torrenziale trattato di esegesi biblica avente come fine di dimostrare che Gesù, dopo la resurrezione, visse ancora 27 giorni sulla terra (1820, riedito nel 1845).
Quindici anni più tardi un vorace paleografo e teologo greco - di cui sarà presto ricostruita la biblioteca - pubblicò a Londra l’ edizione critica, sontuosa, di un «antico» papiro da lui medesimo creato, il cui obiettivo era di dimostrare che il Vangelo di Matteo era stato dettato al copista Nicola Diacono, quindici anni dopo l’ ascensione di Gesù. Quello straordinario erudito, un visionario più che un truffatore, si chiamava Costantino Simonidis. Il suo Matteo animò il dibattito teologico e interconfessionale per qualche tempo. Che i libri producessero effetti perversi era un’ idea popolare. Aristofane parla di «decotti di libri» e nella città celeste degli Uccelli chi porta libri è guardato male e con sospetto. Euripide possedeva libri (è una notizia di Ateneo, erudito alessandrino del II secolo d.C.) e anche questo contribuiva a fare di lui un eccentrico, degno delle continue frecciate della commedia.
blog comments powered by Disqus