Traduzione, sul domenicale del Sole 24 ore, di parte dell’introduzione di uno dei curatori (con Anthony Grafton e Salvatore Settis), Glenn Most, docente di filologia greca presso la Scuola Normale Superiore, del volume The Classical Tradition (Harvard University Press, Cambridge, 2010, pagg. 1.068, €45,00).
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Il Sole 24 ore 19 giugno 2011
Noi antichi - Classicismi Quotidiani
Testi, immagini, icone e archetipi che permeano inconsapevolmente la vita di ogni giorno
di Glenn Most
Come si arriva dalla polis alla polizia? O dalle sirene di Ulisse a quelle di un’ambulanza?O dalle antiche accezioni della schiavitù, della democrazia, della nudità, dell’omosessualità a quelle odierne? Per dare risposte a queste domande è necessario trovare una forma di guida affidabile e ampia alla ricezione dell’antichità classica greco-romana in tutti i suoi aspetti nelle culture più tarde.
La comprensione e il fraintendimento di letteratura, filosofia, arte, architettura, storia, politica, religione, scienza e vita pubblica e privata dell’antica Grecia e di Roma hanno formato le culture dell’Europa medievale e moderna delle nazioni che da esse provenivano, e a loro volta, hanno aiutato a plasmare altre tradizioni culturali come, ad esempio, l’ebraica, l’islamica, la slava. Ogni ambito della vita e del pensiero postclassico è stato profondamente influenzato dai modelli antichi; e, per la verità, tali modelli non sono stati sempre interpretati in modi che una sobria educazione scientifica odierna considererebbe corretta. Anzi, spesso sono stati dei fraintendimenti creativi a salvare l’eredità antica e a renderla fruibile per l’attualità.
Non si può capire la storia del mondo postclassico senza un riferimento costante alle culture classiche tramite le quali non ha mai smesso di definirsi, d’accordo o in disaccordo, imitando o condannando, venerando o volendo (inutilmente) dimenticare. A un estremo, le culture moderne hanno cercato di identificarsi quanto più pienamente possibile con quelle antiche; all’altro, si sono definite proprio per il loro senso di estraneità e di alienazione dall’antichità. Ai due estremi e in tutti i casi intermedi, l’Europa moderna e le Americhe hanno trovato immancabilmente nella Grecia e nella Roma antiche un “altro” che faceva idealmente al caso della comprensione, della critica e di una ridefinizione di se stesse. Per questo serve meno un lessico, un dizionario o un’enciclopedia, di quanto non serva una guida; in cui un ampio ma limitato numero di argomenti paradigmatici, senza alcuna pretesa di completezza, abbia l’ambizione di indicare la varietà di modi in cui la tradizione postclassica ha tratto sostegno e ispirazione dal riverire, ma anche dal fraintendere e dall’oppugnare, l’antichità classica. Nel volume The Classical Tradition abbiamo ritenuto importante rendere accessibile a un pubblico di esperti e non, in una forma intelligibile e interessante, sia quello che è stato sempre conosciuto sia quello che è stato di recente appreso sull’influenza continuativa della cultura greca e romana antica nel mondo postclassico; una tradizione classica intesa in senso ampio, in modo da includere non solo testi, ma anche immagini e oggetti, idee e istituzioni, monumenti e artefatti, rituali e pratiche che hanno influenzato tanto profondamente le tradizioni occidentali (e non solo). Ma non in senso generale: perché non si è mirato a fornire un dizionario globale di tutte le culture in ogni tempo, ma solo a focalizzare casi empiricamente identificabili di appropriazione e di trasformazione dell’eredità classica. Come guida, il libro che abbiamo curato non pretende di essere esaustivo, bensì spera di fornire, per un lettore generico, un primo prontuario cui rivolgersi per soddisfare dubbi e curiosità e per avere ulteriori suggerimenti di lettura, e insieme, per lo studioso, un’opera di riferimento che indichi lo stato dell’arte della ricerca in diverse discipline insieme a prospettive fruttuose per un ulteriore lavoro.
Per tutti, la nostra guida si augura di essere insieme autorevole e accessibile, informata e gradevole, affidabile e sorprendente. Se ci possiamo permettere di comparare piccole cose con grandi cose (e anche questa formula è un topos centrale della tradizione classica), spereremmo di servire, nel nostro piccolo, come guide per l’interessato e il perplesso, come la Sibilla fece per l’Enea di Virgilio, e come Virgilio fece per Dante, riportando a nuova vita quello che solo apparentemente è morto, e ridando voce a coloro che ci hanno dato la nostra, ma perdendo momentaneamente la loro.
E c’è anche da aggiungere che forse mai una guida del genere è stata così attuale e necessaria come oggi. In tutte le società industriali contemporanee, uno studio intensivo delle lingue antiche è in declino nelle istituzioni educative che tradizionalmente hanno formato le elite sociali e intellettuali. Come risultato, una facile familiarità con la tradizione classica che di solito era il marchio di identità di coloro che avevano beneficiato di una educazione civile è diventata sempre più rara. E tuttavia il fatto che sia scomparsa questa erudizione diffusa non ha fatto sì che le questioni le cui risposte aveva facilitato siano svanite con essa. Al contrario, molte persone nelle società moderne restano curiose relativamente alle tracce innumerevoli dell’antichità ancora visibili nel mondo e relativamente alle origini antiche di vari fenomeni moderni, ma non sanno dove rivolgersi per soddisfare la loro curiosità. Molti dei fatti e delle massime, delle immagini e degli esempi, che una volta erano oggetto di una conoscenza tacita, saranno, lo speriamo, almeno parzialmente spiegati dalla nostra “guida”. Dunque un pubblico ideale per un progetto del genere è in primo luogo composto da vari tipi di membri della nostra cultura europea e nordamericana, ma certo non solo da loro. Idealmente, questa guida doveva essere intitolata non La tradizione classica, ma Una tradizione classica, perché l’eredità culturale europea può essere compresa pienamente solo quando è risituata nel più vasto contesto delle altre culture con cui è sempre stata in dialogo. La tradizione classica greco-romana è solo una nel novero limitato delle tradizioni classiche che definiscono la storia della cultura mondiale, e le sue importanti affinità e divergenze con altre tradizioni classiche, come l’islamica, l’ebraica, la cinese e l’indiana, significa che non può essere compresa in pieno senza un riferimento sistematico a esse. E dunque, alla fine, abbiamo avuto di mira come lettori potenziali non solo i diretti beneficiari della tradizione classica greco-romana, ma anche i membri interessati di altre culture. La nostra speranza è che gli studiosi che comprendono le altre culture non europee meglio di noi siano stimolati sul nostro esempio a esplorare, insieme a noi e con chi speriamo ci segua, le somiglianze e le differenze tra tutte queste tradizioni, in modo tale che così saremo in una posizione migliore per comprendere cos’è che rende tale una tradizione “classica”. In che misura le idee del classico che circolano nel mondo sono il frutto dell’interazione tra varie culture, e in che misura sono invece prodotti endogeni? C’è qualcosa, e se c’è, cos’è che differenzia la tradizione classica in Occidente dalle storie di altri canoni? Nella direzione di un remoto, ma non inimmaginabile, approdo di una storia veramente comparativa di tutte le storie classiche, il nostro è inteso come un invito e come un contributo preliminare.