può essere ben impiegata, senza genuflessioni o proskyneseis alla Lega, s’intende…
Ho così anticipato le mie valutazioni su una querelle, davvero sintomatica, che in questi giorni tiene banco a Venezia: trattasi di un contributo alla ricerca prontamente destinato dal neogovernatore veneto Zaia a Ca’ Foscari (e altrettanto prontamente accolto):
un finanziamento di 80mila euro per la creazione di una cattedra di dialettologia italiana, destinata a uno studioso che dedichi la propria attività scientifica allo studio della lingua veneta. Sia detto subito che la dialettologia italiana è insegnata in molte università d’Italia, e che nel Veneto si fregia di una speciale tradizione; nell’ambito della storia dei dialetti veneti, per di più, Ca’ Foscari vanta uno dei maggiori specialisti italiani, giovane e motivato.
Cito qui sopra l’equilibrato esordio del caveat di Filippomaria Pontani (associato a Ca’ Foscari, filologo greco, giovane e motivato), sul Post odierno, e rimando alle opposte (e peraltro precedenti) valutazioni di Lorenzo Tomasin (associato anch’egli a Ca’ Foscari, l’italianista giovane e motivato che, appunto, coprirà questa cattedra), sul suo blog, a riscontro delle perplessità del direttore dell’ Istituto Veneto di Scienze, Lettere ed Arti, considerazioni che muovono da una premessa, però, condivisa, intorno all’oggetto del contendere:
Quella che la Regione finanzia in questi giorni, con coraggiosa lungimiranza (e che forse morirà sotto il peso del pregiudizio e dell’ostilità ideologica) non è una cattedra di dialetto, ma una cattedra di dialettologia
Entrambi provenienti dalla Scuola Normale Superiore (dove ho avuto modo di conoscerli), entrambi, oltre che giovani e motivati, brillanti, il filologo greco e il linguista italiano divergono, appunto, non tanto sull’opportunità di varare un insegnamento di dialettologia anche a Venezia (il merito della questione, sul piano della didattica e della ricerca), quanto sul significato, culturale e ideologico, di tale scelta (timeo Bossianos et dona ferentes).
My two cents: ci si può ben servire fin d’ora degli intenti leghisti, volti certo surrettiziamente a nobilitare le proprie battaglie ideologiche (nonché, sul piano tattico, volti ad aprire la strada all’insegnamento scolastico tout court del dialetto nelle scuole di ogni ordine e grado), come ben ammonisce Pontani, per promuovere la ricerca scientifica in discipline (non a caso, umanistiche), ahimé, cronicamente prive di fondi.
Non già perché si sottovaluti l’ideologia che sta dietro a tali finanziamenti (o more italico ci si disinteressi del problema), ma proprio perché con lucidità si deve riconoscere che, in tempi di decisa contrazione dei fondi disponibili per la ricerca (vedi alla voce riforma universitaria…), è necessario mobilitare e mettere a frutto ogni risorsa (certo: anche attraverso il sistematico ricorso ai bandi regionali, europei, etc., o - aggiungerei, noncurante di un ulteriore tabù?- attraverso l’utilizzo di finanziamenti privati): chiaramente, purché filtrata da protocolli da collaudare rigorosamente, sul piano formale e sostanziale. I professori universitari della contemporaneità sempre più dovranno essere protagonisti all’interno di Facoltà capaci di fund raising, in grado di istituire partnership (anche con privati: costituitivamente “portatori di interessi”, anche economici, rilevanti e, all’occasione, ingombranti: ma non per questo da lasciar fuori dalla turris eburnea universitaria… in cui, peraltro hanno messo già più di un piede, basti pensare a discipline di ben altro potenziale rispetto alla dialettologia!). Senza farsi eterodirigere dai partner pubblici o privati (le sponsorship, altrove diffuse) o, ancor peggio, venir meno agli standard qualitativi dell’insegnamento accademico o abdicare al rigore intellettuale della ricerca scientifica.
Ecco, visto che, appunto, non pare essere questo il caso in questione a Ca’ Foscari: a mio avviso nihil obstat, non già per liberista laissez faire ma, semmai, per fiducia nell’eterogenesi dei fini…
Il prestigio della cattedra sarà poi direttamente proporzionale ai propri risultati sul piano scientifico: ed è questo l’unico metro su cui dovrà essere valutata la bontà di una scelta, quella di Ca’ Foscari, certo filia temporis.
Per concludere.
Tesi: la propaganda dialettale leghista sarà tanto più vana quante più persone potranno accedere ad un insegnamento universitario qualificato di dialettologia (disciplina ben più formativa di tanti corsi, davvero effimeri e privi di sostanza, purtroppo attualmente proposti dalle università italiane).
Corollario: studiando seriamente i dialetti veneti, non ultimo dei benefici si comprenderà maggiormente la vacua risibilità degli intenti ideologici dell’apprendista scrivano Zaia (mi piace concludere citando un altro blog del mio territorio, da Spinea, tenuto da una valida antichista, tra l’altro, capace di divulgazione godevole e istruttiva)…