Il riferimento del titolo è alla dichiarazione con cui Di Pietro (una sorta di demagogo dei tempi moderni, direbbero alcuni…) stigmatizza l’operato di Berlusconi come quello di un “magnaccia”: i parallelismi per insulti di questo genere nel corso degli scontri politici dell’antichità certo non mancano… Luciano Canfora ne ricorda, qui sotto, uno riguardante Cicerone vs Antonio: ma non è da dimenticare, p.e., che Aristofane (Acarnesi, v.526 segg.) giocosamente fa risalire lo scoppio nientepopodimenoche della Guerra del Peloponneso al furto di due prostitute megaresi al seguito di Aspasia, l’influente etera della cerchia del princeps Pericle.
Berlusconi “magnaccia” come Pericle, insomma: la “corte” del potente una costante storica per una democrazia trasformata, seppur non ufficialmente, in una sorta di principato (come l’Atene di allora, così l’Italia di oggi: democrazia solo formale ed un primus inter pares ad avere de facto un potere pluridecennale)?
Si capisce come, in tutte le epoche, il colorito caravanserraglio del potente si presti ad essere attaccato (e non solo in commedia, seppur “politica”, come lo fu Pericle) da parte di chi si fa portavoce del popolo (il quale percepisce come esautorato il proprio potere formale), con il rischio, appunto, come scrivevo sopra, che quest’ultimo scivoli, nella propria azione politica di leader, magari nella demagogia (da Cleone ad Iperbolo e Cleofonte, ancora una volta la storia d’Atene insegna)…
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Corriere della sera 29 giugno 2008
«Lenone»
Come Cicerone contro Antonio
L’ elegante sortita dell’ ex ministro Di Pietro potrebbe, forse all’ insaputa di lui, avere dei precedenti letterari. E sia pure in celebri contesti scurrili. Il rozzo Marco Antonio, braccio destro di Cesare in tante campagne, bersaglio poco dopo le Idi di marzo dell’ attacco ferocissimo di Cicerone, viene addirittura raffigurato dall’ oratore nella celebre e mai pronunciata Seconda Filippica come il capofila di un corteo variopinto, nel quale, accanto ai littori che gli spettavano per il suo rango, c’ era una specifica carrozza carica di lenoni e di allegre seguaci che Cicerone bolla con l’ epiteto di comites nequissimi.
E di un corteo di latrones e lenones intorno ad Antonio parla anche nella Sesta Filippica. Imbarazzante comitiva cui anche i cittadini dei municipi erano tenuti a rendere omaggio. Pochi sarebbero disposti a prendere per buono tutto quello che Cicerone riversa addosso ad Antonio, ma non è affatto da escludere che il rozzo e gaudente soldataccio si compiacesse, anche per sfida, di compagnie del genere.
Luciano Canfora