Il pulp? Lo si capisce con Aristotele (Mendelsohn dixit)

Siamo a cavallo dell’11 settembre. Cosa pensa dei romanzi che ne hanno parlato, da «Follie di Brooklyn» di Auster a «Molto forte incredibilmente vicino» di Safran Foer a «L’uomo che cade» di DeLillo? Cinque, sei, sette anni sono abbastanza per fare narrazione di questa tragedia?
«Eschilo ha scritto I persiani 8 anni dopo la sconfitta greca [NdR: ovviamente, vittoria, a Salamina]. Come spiego nelle pagine che dedico ai due film, United 93 di Greengrass e World Trade Center di Stone, ho visto coi miei occhi gli avvenimenti di quella mattina. Proprio scrivendo questo saggio mi sono reso conto che non sono pronto ad affrontare l’arte che se ne occupa. I sentimenti non me lo permettono. Ho scritto su quei due film perché lo ritenevo importante politicamente. Se tutto quello che questi cineasti sanno raccontarci è l’eroismo di cittadini e vigili del fuoco, non hanno capito niente. La domanda è: perché ci odiano tanto? Una questione di punto di vista, come Eschilo insegna.

Daniel Mendelsohn, L’Unità 13 settembre 2009

blog comments powered by Disqus