È stata, a mio giudizio, molto buona l’ idea di rivendicare in latino il proprio diritto. Nulla di meglio, in questo caso, della lingua del diritto. Inoltre si deve apprezzare l’ uso operaio di una contestata e poco amata lingua di cultura - qual è appunto il latino - che è rimasta nell’ uso vivente in Finlandia oltre che nella chiesa di Roma. Ma c’ è di più: il motto adoperato dai lavoratori genovesi è ricavato da Hobbes, cioè dal fondatore del pensiero politico moderno. Disse una volta Rossana Rossanda che il socialismo è «l’ operaio che legge la fenomenologia dello spirito di Hegel». Insomma il pregiudizio secondo cui la cultura abita solo in alto, nella scala sociale, è ormai nella polvere. Pochi giorni addietro un addetto ai controlli aeroportuali - nelle more di tali operazioni - mi ha spiegato perché, anche a suo giudizio, il cosiddetto papiro di Artemidoro è molto sospetto. Al contrario si dovrà prendere atto del fatto che semmai è ai piani alti, e opulenti, che alloggia l’ incultura (a giudicare dalle cronache). Ho sempre pensato che cultura e coscienza, cioè riscatto, vadano di pari passo. Senza voler fare della retorica, si apprezza, in questo episodio, anche l’ ironia: che tra le armi è la più efficace.
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