Luciano Canfora sul Corriere di oggi, nella recensione al recente libro di Salvadori :
Ciò non significa che c’è solo da pronunciare il de profundis sulla fine, acclarata, dei modelli otto e novecenteschi di «democrazia». Non giovano gli autoinganni. Il lavoro, semmai, si sposta sempre più sul piano scientifico e culturale: è dai luoghi di formazione che probabilmente verranno nuove élite, le quali legittimamente aspireranno alla direzione delle società avanzate e sempre meno saranno disposte a porre la loro intelligenza al servizio di poteri egoistico-autoreferenziali.
Un antesignano, utopista forse, al tempo suo, fu Adriano Olivetti. Un antecedente di gran lunga più remoto fu l’ateniese Platone (con buona pace delle semplicistiche analisi di Karl Popper) quando intravide una leadership di «filosofi-reggitori» (per usare il suo linguaggio mitizzante) che è stato sempre troppo facile criticare. Viene in mente la sentenza di Aristotele, che pure dissentiva da lui toto caelo: Platone è «l’uomo che i malvagi non hanno neanche il diritto di lodare».
UPDATE: il commento di Eugenio Scalfari: