Come empirista io continuo a considerare lo schema concettuale della scienza come un mezzo, in ultima analisi, per predire l’esperienza futura alla luce dell’esperienza passata. Gli oggetti fisici vengono concettualmente introdotti nella situazione come comodi intermediari […] paragonabili, da un punto di vista epistemologico, agli dei di Omero. Io, che di fisica ho nozioni più che comuni, credo per parte mia negli oggetti fisici e non negli dei di Omero; e considero un errore scientifico credere altrimenti. Ma in quanto a fondamento epistemologico, gli oggetti fisici e gli dei differiscono solo per grado e non per la loro natura. Sia l’uno che l’altro tipo di entità entrano nella nostra concezione soltanto come postulati culturali. Da un punto di vista epistemologico il mito degli oggetti fisici è superiore agli altri nel fatto che si è dimostrato più efficace degli altri miti come mezzo per elevare una semplice costruzione nel flusso dell’esperienza”.
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W. V. O. Quine citato da Massimo Adinolfi.
La lettura di questo intervento (“Individualismo metodologico, per dirla in maniera un po’ tranchant, significa che non importa affatto che esistano per davvero gli individui (i pezzetti semplici) di cui si parla: importa solo che, esistano o meno, ricondotte le dinamiche sociali all’individuo (…) quelle dinamiche si spiegano meglio. Il vantaggio è tutto della spiegazione. Individualismo metodologico significa dunque: non ontologico”) avrebbe potuto portare Enrico Morando a manifestare minore stupore, recentemente, all’assemblea orvietana di LibertàEguale, riguardo ad un passo del documento dei cosiddetti “giovani turchi” del PD:
Vi leggo un passo del documento di alcuni fondamentali dirigenti del PD, in questo momento responsabili dei principali settori di lavoro: “a signora Thatcher diceva, e troppo a lungo anche noi abbiamo accettato (fanno finta di esserci anche loro, nel novero, ma in realtà siamo “noi” quelli che hanno accettato) che la società non esiste, perché esistono solo gli individui”. Prosegue il documento: “il PD dovrebbe avere la forza di affermare l’esatto contrario, e cioè che l’individuo non esiste, senza la società. Perché l’astrazione è l’individuo”. Vedo dalle vostre facce che non ci credete. Ho veramente letto il documento. Lo trovate su internet, non me lo sono inventato io. Rispetto questa posizione, ma chiedo: veramente pensate che si possa riaprire una fase di egemonia delle forze progressiste, su una base statalista, tecnicamente “reazionaria”, come quella esplicitata da questa frase?
Che dire? “Ci sono più cose in cielo e in terra, Orazio, di quante ne sogni la tua filosofia”…
Il passo incriminato, comunque è questo:
Una coerente revisione del patrimonio culturale della sinistra deve dunque ripartire dalla negazione dell’assunto thatcheriano, troppo a lungo accettato anche da noi, secondo cui “la società non esiste”, perché “esistono solo gli individui”. Feticci completamente disincarnati dalle persone concrete e dai loro problemi reali, materiali e morali, che sono sempre, invece, problemi collettivi. Il Partito democratico dovrebbe avere la forza di affermare l’esatto contrario, e cioè che l’individuo non esiste, senza la società. Perché l’astrazione è l’individuo. E’ l’idea di un soggetto completamente autodeterminato e autosufficiente che non esiste, che non si incontra da nessuna parte, che non si può né vedere né toccare. Al di fuori delle sue relazioni con gli altri, della sua famiglia e dei suoi amici, del suo lavoro, del suo mondo, l’individuo si riduce al puro dato biologico. Non potrebbe nemmeno parlare, perché lo stesso linguaggio sarebbe impossibile, dunque non sarebbe nemmeno in grado di dire io. Non potrebbe nemmeno pensarlo. Dal punto di vista politico, il dato primario è la società. Il concetto cristiano di persona come nodo di relazioni , pertanto, si dimostra assai più fecondo del concetto liberale di individuo. Persone, dunque, con i loro legami, le loro concrete condizioni di vita e i loro complessi rapporti reciproci. Qui sta la risposta democratica alla sfida della destra, anche nel campo dell’immaginario, che si gioca tutta sul valore e sul significato della libertà. Solo uscendo dal terreno che le è stato imposto dall’avversario, rifiutando cioè il concetto stesso di una società degli individui, la sinistra potrà ritrovare la sua missione, con la forza del suo messaggio e di una sua autonoma proposta di emancipazione, che non può non nascere da un diverso equilibrio tra libertà della persona e partecipazione democratica alla vita politica ed economica, culturale e civile della nazione.
(Source: leftwing.it)