20th
Classici 2.0
Copyright Carlos Cabanillas.
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Un’occasione, anche, per citare l’ottimo sito http://philolog.us di Jeremy March (un modo intelligente per sfruttare i lessici 2.0 di Perseus)
Copyright Carlos Cabanillas.
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Un’occasione, anche, per citare l’ottimo sito http://philolog.us di Jeremy March (un modo intelligente per sfruttare i lessici 2.0 di Perseus)
Recentementissimamente il poeta-ministro Bondi ha riesumato, sul Foglio, a scorno degli artisti nostrani, una pseudo-sentenza menandrea:
“Liberamente servi e non sarai servo”
Menandro - frammento 857 Kock
tratto dalla Comparatio Menandri et Philistionis[è bene ricordare che gli editori moderni - cfr. la prefazione di Koerte all’opera menandrea (Menandri Quae Supersunt. Pars Altera: Reliquiae apud Veteres Scriptores Servatae, edidit Alfredus Koerte, opus postumum retractavit, addenda ad utramque partem adiecit Andreas Thierfelder, Leipzig, B. G. Teubner, 1953, pag. VII seg.) - tendono ad escludere completamente la Comparatio, compilazione tarda, dalle proprie sillogi menandree]
Ecco la salace risposta, sull’Unità di oggi, del poeta Lello Voce:

Il ritorno del Jabberwocky, oggi, al Fatto Quotidiano (eh, il vecchio caro QuarkXPress): deceptiones berlusconianae [a chi chiedeva: “no, non ha senso”, vedi alla voce lorem ipsum]…

Franz Steiner Verlag, novità autunno 2009 (gli atti di questo convegno): 

No, non quelle del “piccolo Cesare” Berlusconi.
“E quindi si dedicò a riformare lo Stato”. Svetonio conclude così la narrazione delle vicende che portano Cesare al dominio assoluto in Roma e aprono un’intensa stagione di riforme interrotta in pochi anni dalla morte. Promuove importanti programmi di opere pubbliche, vara provvedimenti legislativi, interviene sulle finanze pubbliche, in tutto questo, in fondo, non diversamente da altri leader prima e dopo di lui.
Alessandro Schiesaro sul Sole 24 ore di ieri così tratteggia le “iniziative eccezionali” sul piano culturale di Giulio Cesare (il convegno cesariano cui si riferisce è quello della Fondazione Canussio, Cesare: precursore o visionario?, - di cui è stato uno dei relatori -; il companion oxoniense è quello, Wiley-Blackwell, curato da Miriam Griffin):
Il titolo nasce da una forzatura delle tesi di Edward Luttwak (ben noto - anche in Italia non fosse altro che per le sue comparse a Porta a Porta- stratega militare statunitense, senior associate presso il Center for Strategic and International Studies: qui un bel profilo della sua “doppia vita”, visto che Luttwak, anche tra l’altro in rapporto con i servizi di sicurezza italiani, ”performs … quasi paramilitary operations — under the vague title of “consultant” — while maintaining a public image as a military historian, thinker and writer, if a frequently (and deliberately) controversial one”), di cui è in uscita La grande strategia dell’impero bizantino, per Rizzoli, nel novembre 2009 (com’è noto, è già stato contorverso autore del “gemello” La grande strategia dell’impero romano, qui presentato in una rivista del SISDE…).
Ecco un estratto del volume di prossima uscita (qui sotto, dall’ediz. orig. inglese), e, di seguito, la traduzione di un recente articolo in cui L. sintetizza le lezioni che l’ “impero” USA dovrebbe apprendere dal predecessore bizantino per mantenere la Pax americana:
Il Sole 24 ore, 21 ottobre 2009
STRATEGIE GLOBALI / Sette Lezioni del passato
Bizantini? Magari lo fossimo
Edward Luttwak *
Per rimanere una grande potenza, gli Stati Uniti devono imitare l’Impero romano d’oriente, sopravvissuto per quasi un millennio a quello d’occidente
Crisi economica, debito nazionale crescente, impegni eccessivi all’estero, non è questo il modo di gestire un impero. L’America ha bisogno di una consulenza strategica seria. E presto. Non è mai stata Roma, e adottarne le strategie – l’espansione spietata, la dominazione dei popoli stranieri, il modello spacca-ossa di guerra totale – servirebbe solo ad affrettare il suo declino. Meglio guardare all’incarnazione orientale dell’impero: Bisanzio, che per durata ha superato di otto secoli il predecessore romano. Ciò che l’America deve riscoprire oggi sono le lezioni della sua strategia globale.
Per fortuna è molto più facile imparare dai bizantini che dai romani, che non hanno lasciato quasi nessuna traccia scritta di strategia e di tattiche, ma soltanto frammenti di testi e una compilazione di seconda mano fatta da Vegezio, che di guerra e di arte del governo sapeva poco. I bizantini invece hanno scritto tutto - tecniche di persuasione, raccolta d’informazione, pensiero strategico, dottrine tattiche e metodi operativi – e chiaramente in una serie di manuali militari giunti fino a noi e in un’importante guida all’arte di governare.
Ho passato gli ultimi vent’anni a studiare questi testi per preparare un saggio sulla strategia globale di Bisanzio, e se gli Stati Uniti desiderano rimanere una grande potenza, farebbero bene a seguire queste sette lezioni.
UPDATE 20/10/2009:
Corriere della Sera 19 ottobre 2009
Il controverso reperto è nel caveau della Compagnia di San Paolo di Torino. Forse finirà all’Archeologico
Artemidoro in cerca di un museo
L’Egizio avrebbe respinto il «papiro sospetto»: non si può esporre
Pierluigi Panza
Una ipotesi può essere quella di destinare il papiro alle collezioni delle antichità della città sabauda - Restituzioni / Una norma dello Stato egiziano prevede la restituzione delle opere uscite dal Paese dopo gli anni Settanta
A cinque anni esatti dall’acquisto, il cosiddetto Papiro di Artemidoro non ha ancora trovato né pace né casa. La Fondazione per l’Arte della Compagnia di San Paolo di Torino lo acquistò nell’ottobre del 2004 come frammento del I secolo a.C. della «Geografia» di Artemidoro e lo espose in mostra nella primavera del 2006. Ma progressivamente sull’autenticità del reperto si sono addensate ombre, sino alla presentazione di prove della sua inautenticità esposte in più convegni e articoli dall’antichista Luciano Canfora, secondo il quale il papiro si deve all’abilissimo falsario greco dell’Ottocento Costantino Simonidis.
Il reperto che, come scrisse Maurizio Calvesi, resta al minimo «un documento affascinante del XIX secolo di non trascurabile interesse culturale», sembrava potesse uscire dal caveau dalla Compagnia di San Paolo di Torino, dove è custodito, per trovare casa nel rinnovato Museo Egizio. Ma come ogni buon giallo di egittologia che si rispetti, anche qui sarebbe finito al centro di discussioni che avrebbero portato il consiglio di amministrazione della Fondazione del museo a «non accoglierlo».
La decisione sarebbe stata assunta in un blindato Consiglio di amministrazione della scorsa settimana e solo nei prossimi giorni si potranno avere ulteriori conferme e conoscere meglio i dettagli. Il consiglio, del quale fanno parte, oltre al presidente Alain Elkann numerosi rappresentanti delle istituzioni locali, avrebbe deliberato di non accoglierlo anche sulla base del parere del Consiglio scientifico presieduto da Alessandro Roccati (uno dei nostri maggiori egittologi) che avrebbe definito «sospetto » il papiro. Una barriera scientifica all’accoglimento sarebbe venuta anche dalla direttrice del museo, Elena Vassilika, in contrasto per altri reperti con il «mercante » armeno al quale andrebbe ascritta la scoperta del papiro.
Lo scenario che si apre ora, oblio a parte, è la ricerca di una diversa collocazione, che potrebbe essere quella del Museo di antichità e collezioni archeologiche di Torino, che conserva il patrimonio delle collezioni sabaude. Ma in relazione a questa soluzione potrebbero sorgere due ulteriori controversie. La prima resta quella dell’autenticità: può essere esposto un reperto al centro di una simile controversia? La seconda una eventuale — se si attestasse per ulteriori analisi una autenticità a questo punto sorprendente — richiesta di restituzione da parte dell’Egitto. Una legge stabilisce che tutti i reperti usciti da quel Paese dopo il 1971 devono essere restituiti. E la Compagnia di San Paolo ha dichiarato che il reperto era «arrivato alla conoscenza di una ristretta cerchia di esperti e poi sul mercato sul finire degli anni ’90 dello scorso secolo». Ma anche sulle modalità di ritrovamento del reperto ci sarebbero interpretazioni oscure. Con i papiri, del resto, non poteva andare diversamente.